Regno Unito: omeopatia “nessuna efficacia, nessun rimborso”

La notizia era già nell’aria dallo scorso luglio, ma ora è ufficiale: l’omeopatia, insieme ad altri rimedi alternativi (e non solo), è stata inserita nella lista nera delle prescrizioni rimborsabili dal sistema sanitario nazionale inglese. Così dice il responso della commissione di valutazione del National Health Service (Nhs), che ha definito tali trattamenti di “basso valore” e “privi di prove scientifiche di efficacia”.  L’Nhs consiglia dunque al segretario di Stato per la salute Jeremy Hunt di intraprendere azioni che impediscano ai medici di base di prescriverli ai pazienti e che sospendano i rimborsi pubblici anche per terapie già in corso.

Con l’Nhs concordano i rapporti pervenuti dalla British Medical Association e dalla Royal Pharmaceutical Society, e anche il National Institute for Health and Care Excellence ha dichiarato che da tutte le revisioni scientifiche non è emersa “alcuna prova dell’efficacia dell’omeopatia”.

Le prove cliniche, si legge nel resoconto della commissione, dovrebbero prevalere sui racconti aneddotici dei pazienti che sostengono che per loro l’omeopatia funzioni.

luglio scorso il consiglio di amministrazione dell’Nhs aveva avviato una consultazione su 18 trattamenti di “scarso valore”: oggi 7 di questi sono stati inseriti nella lista nera delle prescrizioni, mentre per gli altri 11 è stata richiesta l’applicazione di restrizioni, che farebbero risparmiare al sistema sanitario nazionale fino a 141 milioni di sterline l’anno.

Oltre ai rimedi omeopatici, la lista nera dell’Nhs include diversi tipi di integratori (da quelli articolari agli acidi grassi Omega-3 fino agli antiossidanti) perché ritenuti di bassa efficacia e sostituibili con la dieta, trattamenti alle erbe, massaggi, ma anche il co-proxamolo, un farmaco controverso per motivi di sicurezza.

La raccomandazioni, comunque, precisa il direttore medico nazionale della Nhs Bruce Keogh, “non sono un divieto”, ma i medici di base dovrebbero valutare attentamente caso per caso, prediligendo quei trattamenti che, se comprati in farmacia o al supermercato, graverebbero molto meno sul sistema sanitario pubblico.

Soddisfatti i gruppi contrari al finanziamento dell’omeopatia, che sostengono che il risparmio sulle “pillole di zucchero” andrà a giovamento dei pazienti che necessitano di cure e assistenza vere.

via Wired.it