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Perché non abbiamo un vaccino contro il raffreddore

Chi più chi meno ne abbiamo fatto tutti esperienza e di certo ne rifaremo in futuro: naso che cola, starnuti, mal di testa, affaticamento, mal di gola, alterazioni del gusto e un pochino di febbre a volte. Eppure malgrado la sua diffusione, contro il raffreddore – o raffreddore comune, inteso come malattia a sé e non come sintomo che può accompagnarsi a Covid, influenza per esempio – abbiamo poche opportunità di prevenzione. Sì, valgono le norme igieniche di base comuni a tutte le infezioni respiratorie, ma non possiamo contare su un vaccino. Perché?

Il raffreddore può essere causato da oltre 200 diversi tipi di virus

La risposta risiede in buona parte nella natura della malattia. Il raffreddore è un’infezione delle vie respiratorie superiori che può essere causata da una miriade di virus: si stima più di duecento. Tra questi si annoverano rhinovirus (i principali, responsabili, causano almeno un terzo dei raffreddori), adenovirus, virus parainfluenzali e coronavirus, metapneumovirus ma anche i virus influenzali e il virus respiratori sinciziali (Rsv, il patogeno responsabile della maggior parte di bronchioliti e polmoniti nei bambini). A questi inoltre, come ricordano dall’Istituto superiore di sanità, si aggiungono anche alcuni enterovirus, come coxsackievirus ed echovirus. 

Nella stragrande maggioranza dei casi questi virus viaggiano per via aerea, ma anche il contatto con superfici contaminate da secrezioni è fonte di contagio (ed è il motivo per cui pulizia e lavaggio delle mani restano fondamentali per ridurre il rischio di malattia). Va da sé, che come per influenza e Covid, la condivisione di spazi chiusi e la vicinanza – comuni soprattutto durante i mesi autunnali e invernali, complici anche le scuole – ne favoriscono la diffusione. Prendersi un raffreddore non è così difficile, specie di questi tempi, proteggersi lo è un pochino di più, anche per l’assenza di vaccini. 

Perché non abbiamo un vaccino contro il raffreddore

Contro alcuni dei patogeni responsabili di raffreddori abbiamo a disposizione dei vaccini – contro Rsv, per neonati donne incinte e fragili, influenza e Sars-CoV2, raccomandati a una platea più estesa – ma per tutte le altre decine e decine di virus no. E questo è anche il primo motivo per cui è difficile immaginare una immunizzazione attiva contro il raffreddore comune, sono tanti, troppi, e questo complica non di poco la loro produzione, riassumeva una revisione della Cochrane di qualche tempo fa. Il punto infatti è che avere un vaccino contro il raffreddore significherebbe avere a disposizione un prodotto efficace contro diversi virus: anche restringendo le discussioni ai rhinovirus (i principali responsabili dei raffreddori comuni) parliamo di oltre un centinaio di virus. 

Questi virus, spiegano esperti di virologia, sfruttano diversi sistemi di ingresso nelle cellule dell’ospite (diverse proteine, e quindi diversi potenziali antigeni per vaccini) e inducono risposte immunitarie specifiche per i diversi sottotipi. Ovvero essere immunizzati contro un rhinovirus non garantisce protezione verso altri rhinovirus: motivo per cui, per avere in un prodotto una protezione contro diversi virus, bisognerebbe impacchettare una gran quantità di antigeni diversi, non senza difficoltà tecniche. Per questo alcuni ricercatori pensano che sia meglio quella di concentrarsi sulle porzioni conservate delle proteine virali presenti sui rhinovirus per sviluppare un prodotto efficace contro diversi ceppi. Magari intranasale, così da stimolare l’immunità a livello delle mucose. 

In molti casi, inoltre, l’immunità indotta dalle infezioni da rhinovirus è di breve durata e non è chiaro che tipo di risposta sarebbe necessaria per ottenere una protezione dalla malattia, sottolineano altri esperti. A ciò si aggiunge il fatto che, se oggi non abbiamo un vaccino contro il raffreddore è anche perché a lungo non sono esistiti dei modelli animali adeguati per replicare le infezioni virali di interesse.

Perché un vaccino contro il raffreddore?

Ci sono diverse ragioni dietro i tentativi di sviluppare un vaccino contro il raffreddore. In primis, l’impatto economico e sociale di questi malanni. Se infatti nella maggior parte dei casi si tratta di malattie lievi e autolimitanti che non durano più di qualche giorno, possono tenere lontani da scuola e dal lavoro bambini, ragazzi e adulti a lungo e più volte nel corso di uno stesso anno. Un singolo raffreddore, conclude la revisione della Cochrane, può arrivare a costare più di mille euro tra costi diretti e indiretti, e portare, come nel caso dell’influenza, all’utilizzo improprio di antibiotici (nella stragrande maggioranza dei casi si tratta di infezioni virali invece, anche se non sempre si può conoscere la causa).

(Foto: https://kaboompics.com/ via Pexels)

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