HomeSpazioLa notte stellata di Van Gogh: realtà o immaginazione del pittore?

La notte stellata di Van Gogh: realtà o immaginazione del pittore?

Ci sono vortici blu e anelli di luce gialla che illuminano un piccolo villaggio. È La notte stellata, la celebra opera che Vincent Van Gogh realizzò nel 1889 e che da allora nasconde un segreto: il cielo dipinto è il risultato di un’osservazione diretta del pittore olandese o il frutto della sua immaginazione? A provare oggi a risolvere questo annoso dibattito è stato un recente studio, coordinato dai ricercatori della Sllab, un’azienda sudcoreana specializzata in scienze spaziali, e della Scuola di Ricerca Spaziale dell’Università Kyung Hee, secondo cui ci sarebbe una corrispondenza particolarmente convincente tra la disposizione dei corpi celesti sulla tela e quella del cielo, poco prima dell’alba, del 22 luglio 1889. Lo studio è stato pubblicato su Scientific Reports.

La notte stellata

Sebbene la datazione dell’opera rimanga incerta, gli esperti hanno ritenuto finora che il pittore realizzò l’opera intorno al 18 giugno 1889, quando scrisse una lettera al fratello durante la sua permanenza in una clinica a Saint-Rémy, nel sud della Francia. Proprio per l’incertezza della sua datazione, l’opera ha così alimentato alcune interpretazioni. Le prime analisi astronomiche sono state svolte, infatti, nel 1984 e nel 1986, quando storico dell’arte Albert Boime e l’astronomo Charles Whitney giunsero a conclusioni contrastanti, che non permisero perciò di mettere in secondo piano le prevalenti letture religiose e simboliche dell’opera. Nell’arco dei 40 anni successivi, il dibattito è rimasto aperto.

Gli indizi: Luna, Venere e stelle

Per chiarire la questione, gli autori del nuovo studio hanno confrontato le configurazioni astronomiche osservabili nell’estate del 1889, insieme a dati meteorologici storici, con il dipinto. Sono, quindi, partiti da alcuni indizi, come la forma della Luna. Intorno al 18 giugno 1889, periodo in cui è stata datata l’opera, la Luna era illuminata per più della metà, mentre nel dipinto appare come una sottile falce. Secondo le analisi del nuovo studio, proprio intorno al 22 luglio, la fase lunare era molto più compatibile con quella dipinta dal pittore olandese. Anche analizzando le posizioni di Venere e delle Iadi, un ammasso stellare che forma una caratteristica V nella costellazione del Toro, i ricercatori si sono accorti che nelle prime ore dell’alba del 22 luglio sorgevano ad est e coincidevano con la disposizione dei relativi elementi sulla tela.

Davanti agli occhi di Van Gogh

Per verificare queste ipotesi, gli autori del nuovo studio  hanno condotto un’indagine sul campo. Durante la spedizione a Saint-Rémy, hanno così individuato il punto in cui l’artista disegnò la volta celeste associata al dipinto. Confrontando poi le posizioni delle stelle dipinte con quelle reali, grazie a una specifica tecnica statistica, gli autori hanno osservato che le 5 stelle nella parte centrale della tela mostravano una buona corrispondenza con le Iadi. Anche il loro orientamento rispetto all’orizzonte e la disposizione della Luna e di Venere sono risultati compatibili con il cielo del 22 luglio 1889. Questi risultati, in sostanza, suggeriscono che il celebre dipinto di Van Gogh fosse basato sull’osservazione reale dell’artista piuttosto che sulla sua pura immaginazione. “Spero che questo lavoro stimoli una rinnovata riflessione multidisciplinare sulla sequenza e sui metodi di lavoro dei dipinti di Saint-Rémy, e sugli spostamenti di Van Gogh durante quell’estate”, ha concluso l’autore principale Elijah Jeong-hyun Kim. “Il nostro dialogo con gli altri cieli di Van Gogh è ancora in corso. Abbiamo intenzione di raccontare quelle storie una per una”.

Foto di Kevin Snow su Unsplash

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