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Pochi soldi, buoni risultati

“Intorno al Cnr c’è un clima di incertezza”. Con queste parole il presidente del Consiglio Nazionale delle Ricerche, Lucio Bianco, ha introdotto la presentazione del Rapporto 2001. Le risorse finanziarie destinate alla Ricerca e sviluppo sono infatti solo l’1,04 per cento del Pil italiano (contro il 2,38 della Germania, il 2,18 della Francia e l’1,83 del Regno Unito). Tuttavia, nonostante la recente trasformazione dell’ente e la cronica scarsità delle risorse, la ricerca pubblica italiana funziona e produce buoni risultati. Infatti il numero delle pubblicazioni per ricercatore è in linea con il resto d’Europa: 1,79 per il Cnr, contro l’1,83 del Cics francese e il 2,2 del Max-Planck tedesco. Cresce anche l’impact factor, cioè il numero delle volte che un articolo viene citato in altri studi. L’Italia produce ancora risultati scientifici importanti in molti settori: fisica, astrofisica, biologia molecolare e cellulare, geofisica e tutela dei beni culturali. Se il bilancio del Cnr è complessivamente buono, quello che preoccupa molto è il futuro: l’età media dei ricercatori italiani è troppo elevata (44 anni i ricercatori, 54 i professori associati e 59 per gli ordinari) ma mancano le risorse per un valido ricambio generazionale. Inoltre, secondo il Bianco, “la situazione dei 3650 ricercatori del Cnr è del tutto insoddisfacente”, sia sul piano giuridico-contrattuale che del trattamento economico. A margine dell’iniziativa, il viceministro per la ricerca scientifica, Guido Possa, non ha escluso che in futuro il Cnr possa essere smembrato, in linea con la politica del doppio binario portata avanti dal Governo: ricerca pubblica solo nella scienza di base e nelle nuove discipline, lasciando più spazio, soprattutto in campo applicativo, all’impegno di quella privata. (m.ba.)

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