“Chi è il dottore più qualificato per curare una certa malattia nell’ospedale più vicino?” Oppure: “Quale congresso dedicato a temi di mio interesse si svolge il prossimo luglio in una piacevole località marittima?”. Sarebbe bello poter digitare domande di questo tipo e attendere con fiducia le indicazioni del motore di ricerca. Purtroppo si tratta di richieste di informazioni alle quali i colossi del Web, da Google a Yahoo!, non sono ancora in grado di rispondere. Nel senso che non prevedono un sistema di integrazione delle diverse risposte alle singole componenti della domanda, da presentare all’utente come un’informazione unica: “È il dottor Caio, all’ospedale Tizio di via Sempronio”, oppure “È la conferenza X in località Y, in data Z”. Le informazioni, in buona sostanza, sono già presenti in rete, e i navigatori sanno già come scoprirle. Ma nessun agente virtuale è in grado di fare altrettanto. Almeno per ora.
Alla definizione di un sistema di ricerca, dunque qualcosa in più di un semplice “motore”, sta infatti lavorando Stefano Ceri, professore di Information and Communication Technology al Dipartimento di Elettronica e Informazione del Politecnico di Milano. Che ha appena ricevuto un grant di 2,5 milioni di euro per i prossimi cinque anni dallo European Research Council, un ente indipendente istituito nell’ambito del VII programma quadro della Comunità europea per finanziare i progetti di frontiera. “In realtà il progetto SeCo, cioè Searching Computing, nasce nel 2006, con un finanziamento del Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica attraverso il Prin, il programma che sostiene i progetti di ricerca di interesse nazionale”, spiega Ceri. Il progetto Prin ha già prodotto i primi risultati, con la presentazione di piccoli prototipi che ne dimostrano la fattibilità, mentre il progetto SeCo partirà ufficialmente tra novembre e dicembre 2008.
“Partiamo dall’idea che siti come Amazon, Expedia, AccuWeather o DbLife siano interpretati come motori di ricerca specializzati, cioè in grado di trovare informazioni specifiche, ciascuno all’interno di un proprio dominio (libri, viaggi, previsioni meteo, congressi)”, continua Ceri. “L’obiettivo è allora quello di integrare informazioni provenienti dai diversi sistemi (il costo di un biglietto aereo, le previsioni meteorologiche, l’elenco dei congressi di una certa disciplina), e che sappia ordinarle secondo i criteri dell’utente”. Ecco infatti la chiave del lavoro dei ricercatori: non soltanto l’integrazione, ma anche l’interpretazione dei dati secondo un ranking globale, che si ottenga componendo tanti ranking forniti da ciascun sistema. In altre parole, cosa significa per un utente “il volo migliore per una data destinazione”? Può voler dire “il meno costoso”, ma anche “il più rapido”, così come il medico migliore può essere quello che ha più pubblicazioni scientifiche o quello che lavora nell’ospedale più vicino. “In questo senso, servono nuovi linguaggi e paradigmi”, continua lo studioso, “così come l’analisi di comportamenti individuali e sociali, perché il ranking è sempre relativo a un individuo e a un contesto”.
Alla base dei sistemi di ricerca di seconda generazione c’è dunque uno sforzo multidisciplinare, che deve vedere il contributo di scienze come la matematica, la psicologia, la sociologia, l’economia e le discipline giuridiche. Si tratta di una strada originale, forse più percorribile di quella intrapresa da chi si occupa del Web semantico. Ma per capire se in fondo alla strada c’è davvero qualcosa, bisognerà aspettare ancora qualche anno.





