Bastano due ore per avere un sito internet con il proprio nome e un indirizzo web che abbia come dominio il “.it”. Grazie a uno studio statistico e tecnologico messo a punto dall’Istituto di Informatica e Telematica (Iit) del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Cnr), è nata infatti “Registro.it”, la prima anagrafe degli indirizzi internet che finiscono con “.it”, alla quale si può accedere dal sito web www.registro.it.
Fino al 28 settembre per avere un indirizzo italiano si doveva prima presentare una domanda cartacea, inviarla via fax a un Register o a un Maintainer – aziende che conservano i dati dei clienti (persone fisiche o società, enti e altro ancora) – che, dopo almeno due giorni dalla ricezione di un documento corretto, dava il codice al cliente. Ma solo dal lunedì al venerdì e in orario d’ufficio, con un sistema cosiddetto “asincrono”. Da pochi giorni si riesce invece ad aprire un dominio italiano in due ore, anche nel weekend e nell’arco di tutte le ventiquattrore, grazie al nuovo sistema “sincrono”, completamente automatizzato. Basta connettersi al Register o Maintainer, automaticamente la richiesta sarà inviata al Cnr, gestore di tutti i domini italiani. Il nuovo nome sarà poi consegnato sotto forma di indirizzo “IP” (protocollo o codice internet) all’utente. Una volta aperto l’account con poche informazioni anagrafiche dell’utente, il sito web potrà essere costruito sopra questo codice e, con la spesa di 4,5 euro più Iva, potrà essere mantenuto per un anno fino al rinnovo.
Per i prossimi due anni i sistemi coesisteranno e potranno essere utilizzati alternativamente, ma gli utenti già mostrano di privilegiare le registrazioni in tempo reale. Se il primo giorno di operatività il Registro ha attivato poco più di settecento nuovi domini in tempo reale, contro i 1.638 registrati secondo le vecchie procedure, appena quattro giorni dopo, il 2 ottobre, ha ne ha attivati 1.154 contro 962.
“Il nostro obiettivo è lavorare per creare una rete internet del futuro, democratica e davvero aperta a tutti, anche valorizzando il prodotto italiano usando la dicitura “.it” – ha spiegato il direttore dell’Iit Domenico Laforenza – Le potenzialità di questo strumento sono illimitate: sarà forse possibile un giorno accedere a internet attraverso un chip installato sotto pelle”. Obiettivo del Cnr, che ha anche investito due milioni di euro in una campagna pubblicitaria per la diffusione del Registro.it, è arrivare a raccogliere almeno altrettanti fondi dal progetto e investirli in trenta borse di dottorato di durata triennale. “Da questi corsi di studio – ha concluso il presidente del Consiglio Nazionale, Luciano Maiani – che potranno essere svolti in diverse università italiane in collaborazione con gli 11 dipartimenti del Cnr, usciranno giovani professionisti che potremmo impiegare attivamente nella ricerca sia in campo informatico sia in altri ambiti.” (fc)





