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L’Italia che invecchia

L’Italia è tra i paesi dove si fanno meno figli e si vive più a lungo con i genitori, dove gli anziani sono sempre più numerosi e sono gli immigrati ad abbassare l’età media e alzare il tasso di natalità. Questa la fotografia del paese scattata dal “Rapporto sulla popolazione italiana”, realizzato dalla Società italiana di statistica in collaborazione con l’Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali (Irpps) del Cnr, presentato oggi a Roma. Tra il 2002 e il 2005 si è registrato un saldo negativo tra nascite e morti di 15mila l’anno. Tuttavia la popolazione è crescita di 440 mila unità l’anno per via delle entrate immigratorie. Gli stranieri oggi in Italia sono stimati tra i 2,7 e 3,5 milioni, più giovani e prolifici degli italiani: senza di loro, gli ultra65enni avrebbe già superato il quinto della popolazione. La loro fecondità è doppia di quella italiana: nel 2004, per le donne straniere il numero medio finale di figli è stimato in 2,61, mentre per le italiane è pari a 1,26.

“Dal punto di vista demografico, la vitalità di una popolazione si misura dalla capacità di rinnovare se stessa, cioè dal fatto che ciascuna generazione riesca a produrre, nel corso della sua vita feconda, un numero di figli pari almeno al suo ammontare”, spiega Giuseppe Gesano dell’Irpps-Cnr. “Ciò non avviene in Italia da circa trent’anni”. Il rapporto mette in luce alcune tendenze sociali, che contribuiscono a ritardare la riproduzione: i giovani escono dalla famiglia solo in coincidenza o prossimità del matrimonio, un passo che si sposta sempre più avanti. Negli ultimi 30 anni l’età media al primo matrimonio è aumentata di 5,5 anni per le donne e di 4,2 per gli uomini, raggiungendo rispettivamente i 29,4 ed i 32,2 anni. “Dal 1993 al 2003”, afferma Alessandro Rosina, dell’Università Cattolica di Milano, “nella fascia d’età tra i 25 ed i 34 anni, gli uomini che avevano una famiglia con figli sono scesi da uno su tre a uno su cinque, e le donne da oltre la metà a poco più di una su tre”. Nel frattempo, la maggior parte dei giovani non sposati continua a vivere coi genitori: il 38 per cento dei maschi 30-34-enni e il 21 per cento delle loro coetanee.

In conseguenza dei ritardi accumulati nella formazione di una propria famiglia, i figli si fanno tardi: l’età media delle neo-mamme è di 30,8 anni (31,1 per le italiane e 27,4 per le straniere). In controtendenza rispetto agli altri paesi europei, anche l’evoluzione di modelli famigliari e di convivenza: Pochi giovani vivono da soli o con altri coetanei, meno del 30 per cento (anche se in rapida crescita) le coppie che convivono, a fronte del 60-95 per cento rilevato nell’Europa settentrionale già a metà degli anni Novanta. Aumentano matrimoni civili (più di uno su tre nel 2005), separazioni e i divorzi sono in aumento. Ma in Italia il matrimonio è almeno duraturo: si scioglie solo una unione su sette, quando in altri paesi europei ciò avviene per un terzo/metà delle unioni. (da.c.)

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