Gli occhi rimangono fissi sull’oggetto osservato, ma un segnale che compare nel campo visivo provoca un riflesso incondizionato per cui l’attenzione viene distolta. Brian Corneil e i colleghi del Centro per la Mente e il Cervello all’Università dell’Ontario Occidentale, in Canada, sono riusciti a osservare e quantificare questo fenomeno per la prima volta, e la ricerca è pubblicata su Nature Neuroscience.
Tramite l’elettromiografia (Emg), un esame che amplifica, visualizza e registra l’attività elettrica del muscoli volontari, i ricercatori hanno valutato la contrazione di un piccolo muscolo che serve a ruotare la testa, l’obliquus capitis inferior (oci), in alcune scimmie. I primati erano addestrati a mantenere lo sguardo fisso su un obiettivo mentre segnali luminosi comparivano dalla stessa parte o dal lato opposto. Anche se gli occhi rimanevano puntati sul ‘target’, nel collo degli animali si registrava una contrazione volta a portare la testa in direzione del nuovo stimolo. Non solo: all’attività elettrica del muscolo corrispondeva l’attivazione di aree del cervello del collicolo superiore, una parte coinvolta con i movimenti degli occhi e che coordina varie informazioni tra cui quelle visive e uditive.
“I nostri risultati indicano la presenza di un circuito cerebrale che, nel riflesso dell’orientamento non apparente dell’attenzione, impedisce di distogliere lo sguardo, ma coinvolge i muscoli del collo” spiega Corneil, che continua: “Per la prima volta, siamo riusciti a misurare in tempo reale l’attenzione non visibile”. Dalle aree del collicolo partono, infatti, neuroni che comandano i movimenti degli occhi e della testa. Ma mentre quelli preposti allo spostamento oculare sono sottoposti a un controllo inibitorio da parte di altre fibre nervose, in modo che l’immagine rimanga fissa sulla retina, altrettanto non avviene per quelli responsabili dell’orientamento del capo.
Gli scienziati suppongono che questo meccanismo possa essere esteso ad altri processi cognitivi che coinvolgono le stesse aree cerebrali e che la scoperta possa avere delle applicazioni nello studio delle terapie per i casi ictus e di morbo di Parkinson. (mi.m)





