Banda larga, costi ristretti

    “Innovation for Inclusive Development”. Era questo il nome del programma con il quale l’Inter-American Development Bank (Iadb) aveva messo a disposizione diverse centinaia di migliaia di dollari per finanziare progetti “al fine di migliorare la qualità della vita nelle aree più povere e a rischio dell’America Latina e dei Caraibi e con un impatto diretto e tangibile sulla vita delle persone che lo sperimentano”. Il bando era stato aperto prima dell’estate, e ora sono arrivati i vincitori (141 i partecipanti): l’Unicef, il Mit di Boston, l’università della Bolivia. E il “nostro” Politecnico di Torino, unico vincitore europeo. Che si è aggiudicato un finanziamento di 96mila euro (il massimo per ogni progetto era 100mila).

    Il progetto dell’ateneo torinese si chiama iXem, e consiste in un sistema per trasmettere dati senza fili e a lunghe distanze. “E’ un prodotto che abbiamo sviluppato lo scorso anno per dimostrare come sia possibile comunicare a distanza, con pochi strumenti a basso costo e già disponibili sul mercato (per esempio trasferendo dati digitali o assicurando una connessione Internet, ndr.)”, spiega a Galileo Daniele Trinchero, responsabile del laboratorio iXem del Politecnico di Torino.

    Ecco quindi di cosa si sono serviti i ricercatori italiani. Hanno preso un modulo trasmittente da un comune access point domestico e lo hanno inserito in un pc di prestazioni medio-basse, per convertirlo in un trasmettitore. A tutto questo è stata aggiunta un’antenna direttiva, simile a quella usata per ricevere il segnale delle tv satellitari. Il sistema così realizzato è stato (ovviamente) replicato per assicurare che i dati potessero viaggiare da un punto a un altro. In questo modo è possibile comunicare a una grandissima distanza, in pratica fino a quando le due antenne riescono a “guardarsi”.

    La soluzione che ha vinto il bando della Iadb è un adattamento del sistema di comunicazione sperimentato al rifugio Capanna Margherita (Monte Rosa), che ha consentito di usufruire della connettività Internet dal rifugio stesso e di visualizzare sul web immagini ad alta risoluzione dei ghiacciai del Monte Rosa e della Valsesia. Il sistema ha permesso di stabilire il record mondiale di trasmissione a distanza, con circa 300 chilometri di copertura fra il rifugio dolomitico e il Monte Cimone sull’Appennino.

    Non si tratta però di una copertura totale, come per esempio quella tipica della telefonia mobile o delle connessioni Wi-Fi. È una connessione direzionale, ovvero che porta dati da un punto preciso a un altro. “E’ quello che serve nella zona in cui porteremo iXem”, continua Trinchero: “Nessuna delle persone che abita i villaggi coinvolti nel progetto ha un computer; per questo è necessario raggiungere, per esempio, il palazzo comunale in cui verrà allestito un punto dove poter consultare Internet o ricevere dati”.

    Come si legge infatti in una nota del Politecnico di Torino “la proposta prevede la copertura con banda larga della zona amazzonica più povera dell’Ecuador in cui esistono insediamenti umani, e così agevolare la fruizione di servizi essenziali come quello sanitario e scolastico. In un’area di 50 chilometri quadrati, senza alcuna infrastruttura viaria, saranno resi possibili collegamenti audiovideo e il trasporto di dati per realizzare un supporto medico effettivo alle unità infermieristiche presenti su quel territorio, che attualmente offrono solo il primo soccorso. Inoltre verrà implementato un sistema di insegnamento a distanza per i bambini dei villaggi che potranno studiare, in remoto, con quelli delle scuole delle città”. Tutte le tecnologie coinvolte, inoltre, saranno semplici da programmare; questo per rendere autonome il prima possibile le persone che dovranno usarle.

    “Malgrado iXem sia un sistema di connessione direzionale, raggiungeremo più punti facendo sì che ogni luogo raggiunto sia anche un posto da cui i dati partono per altri villaggi”, spiega Trinchero. E tutto a costi bassissimi. Il problema economico è semmai relativo all’alimentazione energetica, che nella foresta vergine non è così semplice. “Ma dotarsi di una connessione e di un pannello solare che alimenti tutti i dispositivi non ha comunque costi elevati”, conclude Trinchero: “Difficilmente si superano i 250 euro per ogni punto”.

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