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Il Dna inchioda il batterio

Un test per individuare in tempo reale i batteri di pneumococco più diffusi tra i bambini. Lo hanno messo a punto e brevettato i ricercatori dell’Ospedale pediatrico Meyer. Grazie al nuovo strumento, presentato nel corso del Congresso della Società italiana di infettivologia pediatrica (Sitip) svoltosi a fine marzo a Firenze, il team è riuscito non solo a rilevare rapidamente malattie batteriche come meningiti e polmoniti, ma anche tipi di pneumococco che si pensavano meno frequenti, contro i quali al momento non esistono vaccini efficaci.

Il test, basato sulla biologia molecolare, ha una sensibilità cinque volte più elevata rispetto ai metodi che lavorano sulle colture. Si esegue direttamente su campioni biologici come il sangue e garantisce un risultato in due ore. “Con questo test andiamo a cercare il Dna del batterio e riusciamo a trovarlo anche nel caso in cui un germe non sia più vitale, per esempio nei campioni che vengono trasportati o conservati male”, spiega Chiara Azzari, che ha guidato lo studio del Meyer.

Il metodo permette di rilevare i batteri meningococco, pneumococco ed Haemophilus influentiae. Le novità riguardano due aspetti. Il primo è quello della diagnosi, che si ottiene praticamente in tempo reale rispetto alle 48 ore dei metodi tradizionali. “Capendo in breve tempo da quale batterio dipende l’infezione è possibile fare una profilassi antibiotica mirata solo a chi ne ha davvero bisogno”, spiega Azzari: “Se la meningite è da pneumococco, infatti, non è necessario eseguire la profilassi sulle persone entrate in contatto con il malato, perché l’infezione non è molto contagiosa. Ma se dipende da meningococco o Haemophilus influentiae si deve agire subito, trattando con farmaci chi è stato vicino al paziente”.

La seconda novità riguarda la possibilità di “tipizzare” i diversi pneumococchi. Ne esistono in tutto 91, ma i vaccini attualmente a disposizione in Italia ci proteggono solo da 7. Nel corso del progetto di diagnosi effettuato al Meyer per conto del Ministero della Salute sulla popolazione pediatrica italiana, il test ha infatti scoperto che la presenza di tipi attualmente non contrastati da alcun vaccino è frequente. E’ il caso del tipo 1, che ricorre molto spesso nei casi di polmonite, e del tipo 19, che causa polmoniti e meningiti anche resistenti ai farmaci. “Capire quali tipi di pneumococco circolano tra i bambini italiani ci permetterà di sviluppare nuovi e più adeguati vaccini”, conclude Azzari. “Gli altri test, basati su colture, non identificano infatti il tipo di batterio e a volte i risultati sono negativi se il paziente è sotto antibiotici. Il nostro test, invece, agendo sul Dna, riesce a rilevare sempre i batteri, anche quando questi non sono proliferati nell’organismo”. (r.p.)

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