Iperconnessi, spesso confinati nelle mura di casa, che consumano alcol con una certa frequenza, non di rado ansiosi e con una bassa autostima, a volte aggressivi. Sono questi alcuni dei dati che emergono dal progetto ‘Mutamenti interazionali e benessere’ (MiB), giunto al suo secondo anno, presentati oggi a Roma. L’indagine sugli adolescenti condotta dal gruppo di ricerca MUSA del Cnr – Irpps (Istituto di ricerche sulla popolazione e le politiche sociali) – che da programma durerà per cinque anni, seguendo circa 3000 ragazzi delle scuole secondarie romane – mostra un peggioramento in alcuni dei domini del benessere dei ragazzi.
L’indagine su quasi 3000 ragazzi delle scuole di Roma
Prima di addentrarci nei dati, è bene ricordare che la fotografia scattata dal rapporto, pur comprendendo un numero relativamente grande di adolescenti, proveniente da diverse scuole e con diverse condizioni socio-economiche, è un’indagine parziale, riferita alla zona di Roma e basata sulle risposte raccolte grazie a un questionario elettronico (nella modalità Computer-assisted personal interviewing). Ciò detto i risultati sono interessanti, come istantanea sul mondo adolescenziale che cresce (il campione è lo stesso), soprattutto quando i dati sono paragonati a quelli della prima rivelazione. Nel giro di un solo anno è possibile infatti vedere diversi cambiamenti in vari aspetti della vita dei ragazzi (come scuola, uso di internet e comportamenti online, consumi a rischio, opinioni, stereotipi e stati psicologici), anche se per analisi più approfondite sarà necessario attendere dati più maturi.
Social media, interazioni online e uso AI
Ad oggi le risposte di circa 2800 ragazzi raggiunti ci dicono questo. Quasi il 27% di loro può dirsi iperconnesso (ovvero passa più di quattro ore al giorno sui social media, in crescita di sei punti rispetto all’anno precedente). Il fenomeno è più marcato nelle ragazze e il social più coinvolto è TikTok. La maggior parte dei ragazzi (il 55%) trascorre dall’una alle quattro ore sui social, e circa la metà del campione dichiara di poter resistere circa mezza giornata senza. La dipendenza dai social è percepita come un problema da circa il 28% delle ragazze e il 22% dei ragazzi.
Quando il tempo passato su queste piattaforme aumenta, la sensazione più comune è la stanchezza, mentre circa un ragazzo su dieci riferisce sbalzi di umore e confusione. Inoltre, quando è impegnato online il 55% non ama essere interrotto (il cosiddetto fenomeno del phubbing) e per circa un ragazzo su due è più facile essere sinceri online che dal vivo. Se da un lato cresce il tempo passato sui social, non altrettanto fa quello dedicato all’informazione: rispetto allo scorso anno il doppio dei ragazzi dichiara di non dedicare tempo a informazione o ricerca sul web (passato dal 10,5% al 21,4%). Il 26% circa si fida di quanto legge sui social molto o abbastanza.
Decisamente più contenuto è il fenomeno dell’iperconnessione da AI (pari al 4,6%), anche se più del 16% dichiara di farne un uso disfunzionale (vale a dire associato a coinvolgimento emotivo, fiducia incondizionata e dipendenza). Chi la utilizza (il 73% del campione) lo fa soprattutto come strumento di assistenza allo studio e per curiosità.
Adolescenti spesso a casa
L’indagine ha approfondito anche gli aspetti relativi alle interazioni reali. Circa la metà del campione si è isolato in casa almeno una volta, riferisce il report, limitando le uscite alla scuola. I motivi più comuni: mancanza di comprensione o esigenze di studio (in calo rispetto al 2025), e sempre di più perché dichiara di sentirsi depresso (in crescita rispetto all’ultima rilevazione). A isolarsi sono più spesso le ragazze rispetto ai ragazzi (60,2% contro il 41,8%), anche quando si parla di hikikomori (un isolamento prolungato, in genere superiore ai sei mesi, riscontrato nel 6,6% del campione). Dal vivo solo il 15% dei ragazzi vede i propri amici ogni giorno (-18,9% rispetto al 2025) e aumenta la quota di quelli che non lo fanno mai (oggi sono al 3,6% contro lo 0,8% del 2025). Metà del campione ha amici stretti che sente però solo online.
Comportamenti a rischio e stereotipi
Sul fronte dei comportamenti a rischio, il rapporto evidenzia come sia cresciuto il consumo di alcolici e superalcolici (molto o abbastanza diffusi secondo il 59,9% e il 53,5% del campione rispettivamente), così come quello di hashish/marijuana (oggi al 29%, quasi 11 punti in più rispetto al 2025) e la percezione della diffusione di droghe pesanti (come acidi e droghe sintetiche, al 10,1%, con un incremento del 4%), cocaina al 10,0% (+4,3%) ed eroina al 7,8% (+3,9%). Circa il 10% del campione si ubriaca una o più volte a settimana.
Oltre a fotografare le abitudini dei ragazzi e i loro comportamenti, l’indagine ha misurato anche la diffusione degli stereotipi più comuni come quelli di genere e sui migranti: si osserva un miglioramento nei primi (in calo, e più elevato nei ragazzi) e un peggioramento marcato nei secondi rispetto al 2025 (con un aumento dell’11% di chi ha un’alta adesione). Inoltre, svela il rapporto, ha un atteggiamento omotransfobico marcato più di un terzo del campione (anche in questo caso in crescita, di circa il 3%, rispetto all’anno precedente), con adesione agli stereotipi sul tema più spiccata nei ragazzi che nelle ragazze. Omofobia e transfobia sono percepiti come problemi crescenti anche a scuola (oltre il 40% in entrambi i casi), al tempo stesso però sono giudicati intollerabili per circa il 60% dei ragazzi.
Come stanno i ragazzi?
Infine degni di nota sono i risultati relativi al benessere dei ragazzi. Quasi il 21% dei quindicenni ha un distress alto (ansia associata a depressione) e più del 37% ha una bassa autostima (in crescita entrambi di tre punti percentuali rispetto al 2025). Più del 26% del campione riporta un’aggressività alta mentre circa il 17% ha marcate difficoltà nell’elaborazione delle emozioni (cosiddetto analfabetismo emotivo o alessitimia) e circa un terzo del campione ha un’identità sociale confusa. Tutti questi aspetti, sottolinea il report, sono più evidenti nelle ragazze che nei ragazzi.
I dati del progetto, lo ricordiamo, vanno letti con cautela, e sono ancora parziali. Ma qualche segnale preoccupante secondo Antonio Tintori del Cnr – Irpps e responsabile del gruppo interdisciplinare MUSA, c’è: “Il mondo virtuale e ora l’AI ci stanno silenziosamente proiettando in una nuova dimensione comunicativa che, per ora, sta producendo più disagi che benefici”, ha detto commentando i dati.
Foto di ROBIN WORRALL su Unsplash





