James Cameron: sfida negli abissi

    “Il sottomarino stava rallentando mentre mi avvicinavo all’obiettivo. Per un lungo istante ho pensato a quanto stavo realizzando. Poi mi sono subito dato da fare. Ero a poche centinaia di metri dal fondo e dovevo mettere a punto la zavorra, regolare le telecamere, accendere le luci dei riflettori. Mentre l’altimetro procedeva con il conto, ho visto il bagliore del fondo. Era il posto più desolato della Terra”. A parlare è James Cameron, che racconta in esclusiva a National Geographic Channel (canale 403 di Sky) la spedizione che l’ha portato in fondo alla Fossa delle Marianne nell’Oceano Pacifico. L’intervista verrà proposta all’interno del documentario JAMES CAMERON: SFIDA NEGLI ABISSI , trasmesso il 20 maggio 2012 alle 21.55 .

    Lo scorso mese, infatti, il regista ed Explorer-in-Residence di National Geographic è sceso per circa 10,9 chilometri, una distanza maggiore dell’altezza dello stesso Monte Everest, divenendo la prima persona al mondo ad essersi immerso da solo fino a tale profondità.

    Il documentario svela le diverse fasi dell’avventura voluta da Cameron, National Geographic e Rolex: dalla progettazione e dalla costruzione, durati sette anni, del veicolo sottomarino, il Deepsea Challenger , fino al viaggio vero e proprio, ricostruito anche attraverso la computer grafica. Non solo. Le telecamere di ultimissima generazione, presenti all’interno del sommergibile, mostrano l’immersione dal punto di vista dello stesso Cameron e le difficoltà incontrate nel trovarsi in uno spazio ristretto come quello del sottomarino. Alto quasi un metro e novanta, il regista è stato costretto a tenere le ginocchia piegate per tutto il tragitto, con solo pochi centimetri a disposizione per muovere le braccia. 

    “Sono appena arrivato nel punto più profondo dell’oceano. Toccare il fondo non mi ha mai fatto sentire così bene. Non vedo l’ora di condividere con voi quello che sto vedendo”. Queste le parole di Cameron alla fine della discesa. Ma alle telecamere di National Geographic il regista aggiunge: “Mi trovavo nel posto più remoto della Terra: arrivare fin lì aveva richiesto tantissimo tempo, ben sette anni, un grosso impegno di energie e di tecnologie. Mi sentivo l’essere umano più solo del pianeta, completamente isolato, senza possibilità di salvataggio, in un luogo mai visto da nessuno. E mia moglie mi contatta. Il che è, ovviamente, molto dolce. Ma che serva da lezione a tutti gli uomini: si pensa di poter scappare, ma non è così”.

    “Molto denaro – conclude Cameron – viene investito nell’esplorazione spaziale, ma è l’oceano a sostenere la vita di questa particolare nave spaziale che è la Terra. E noi lo stiamo distruggendo più velocemente di quanto riusciamo ad esplorarlo. Ritengo che la mia spedizione possa attirare l’attenzione su questa problematica e sulla mancanza di fondi per l’esplorazione dei mari”. 

    National Geographic Channel è solo su SKY (canale 403)

    www.natgeotv.com/it