Non c’è solo l’età anagrafica, quella certificata dal nostro documento di identità. C’è anche l’età biologica, che non necessariamente coincide con gli anni vissuti a partire dalla nascita, ed è influenzata da fattori molteplici: geni, ambiente, e stili di vita concorrono infatti a regolare la velocità con cui invecchiamo. Con il passare del tempo, cellule, tessuti e organi accumulano danni fisiologici che aiutano la ricerca a quantificare l’invecchiamento, prevedere il rischio di malattie, e persino la mortalità. Ma organi diversi invecchiano a ritmi diversi: ciascun organo ha insomma un suo orologio, le cui lancette avanzano più o meno velocemente. Ora uno studio di un team internazionale pubblicato su Nature indica che anche la durata del sonno è un buon indicatore del nostro invecchiamento: dormire poco, o troppo, potrebbe far accelerare gli orologi di quasi tutti gli organi e apparati, tra cui cervello, cuore, polmoni e sistema immunitario.
Sonno e orologi biologici
Il team di Junhao Wen, neuroscienziato alla Columbia University di New York e coordinatore dello studio, è in prima linea nello sviluppo di orologi biologici per i diversi organi, tecnica che fornirebbe ai pazienti informazioni più personalizzate sul loro stato di salute. “La domanda – dice Wen – è: possiamo collegare gli orologi biologici ad abitudini e stili di vita su cui intervenire per rallentare l’invecchiamento?”.
I ricercatori hanno analizzato dati proteomici, metabolomici, genetici, e di risonanza magnetica provenienti da mezzo milione di partecipanti di età compresa tra i 37 e gli 84 anni, disponibili in formato anonimo nella UK BioBank, la più grande banca di campioni biologici e dati clinici del Regno Unito. I volontari della biobanca, reclutati tra il 2006 e il 2010, hanno condiviso dati sanitari che potranno essere studiati per almeno 30 anni, con l’obiettivo di promuovere scoperte scientifiche orientate alla prevenzione, alla diagnosi e alla cura delle patologie.
Punto di forza dello studio è stato aggregare informazioni da organi e apparati diversi, e utilizzare metodi avanzati di machine learning per identificare tracce di invecchiamento. A partire da queste informazioni sono stati messi a punto 23 orologi biologici. I ricercatori hanno così potuto studiare come la durata del sonno dei partecipanti, emersa da questionari precedentemente compilati, sia legata all’età biologica di ciascun organo.
Secondo l’analisi, chi dorme regolarmente meno di 6 ore o più di 8 ore per notte mostra segni di un invecchiamento fisiologico più accelerato rispetto a chi dorme tra le 6 ore e mezzo e le 8 ore. A livello molecolare, una durata scarsa o una eccessiva sono associate a un’età biologica più avanzata in polmoni, cervello, fegato, sistema immunitario e pelle.
Sebbene lo studio non dimostri un nesso causale, ovvero che la durata del sonno da sola ci faccia invecchiare più lentamente o velocemente, indica però che sonno ed età biologica vanno di pari passo. Questi risultati consolidano studi precedenti sul ruolo del sonno nel mantenere l’integrità degli organi, l’equilibrio metabolico e quello immunitario.
Sonno, malattie, e mortalità
Le analisi statistiche hanno mostrato come la durata del sonno sia collegata al rischio di sviluppare determinate malattie, e a quello di mortalità. È emerso che una quantità di sonno insufficiente si associa all’insorgenza di disturbi mentali come depressione e disturbi d’ansia, di malattie croniche come obesità e diabete di tipo 2, e di malattie cardiovascolari, tra cui ipertensione e aritmie. Sia dormire troppo che troppo poco, invece, si associano al rischio di asma, broncopneumopatia cronica ostruttiva, e ad alcuni disturbi dell’apparato digerente, tra cui gastrite e reflusso gastroesofageo.
Gli orologi biologici, sottolineano gli autori, sono anche utili per studiare il legame tra sonno e patologie specifiche come la depressione senile, condizione che già in passato era stata ricondotta alla qualità del sonno. Mentre un sonno scarso sembra avere un impatto diretto a livello sistemico, dormire troppo potrebbe agire tramite una via indiretta che coinvolge cervello e tessuto adiposo. Le analisi hanno inoltre rivelato che una quantità di sonno non ottimale aumenta il rischio di mortalità, a prescindere dalla causa di morte considerata.
Mentre molte campagne di informazione mettono in guardia dagli effetti negativi che alcune abitudini, come il fumo, l’abuso di alcol, o la sedentarietà, hanno sulla nostra salute, il sonno non sembra ricevere un’attenzione simile. Alla luce delle continue scoperte, rispettare le giuste dosi di sonno non sarebbe quindi da sottovalutare.





