In collaborazione con Istituto Gentili
In Italia ogni anno si registrano circa 390mila nuove diagnosi di tumore e il dolore resta una delle dimensioni più diffuse e invalidanti della malattia: interessa un paziente su due lungo tutto il percorso di cura e nella maggior parte dei casi si manifesta anche con episodi acuti, noti come Breakthrough Cancer Pain (BTcP). Il suo impatto va ben oltre il sintomo fisico: condiziona la quotidianità, il benessere psicologico e le relazioni sociali, e può compromettere l’aderenza alle terapie e l’efficacia complessiva del percorso di cura.
La gestione del dolore nei pazienti oncologici
“Migliorare la gestione del dolore nelle persone che vivono l’esperienza del cancro significa non solo alleviare la sofferenza, ma anche rafforzare la fiducia nel percorso di cura e favorire migliori esiti clinici”. Lo hanno sottolineato alcuni tra i principali esperti nel campo della Terapia del dolore nel corso di un simposio organizzato da Istituto Gentili nell’ambito del XXV Congresso Area Culturale Dolore della Società Italiana di Anestesia, Analgesia, Rianimazione e Terapia Intensiva (SIAARTI) in corso a Riccione.
“L’uso appropriato e controllato degli oppioidi non deve destare timori nei pazienti”, hanno evidenziato gli esperti. Tra questi, il fentanyl rappresenta una risorsa terapeutica consolidata, raccomandata dalle linee guida nazionali e internazionali come prima opzione nel trattamento del dolore da cancro moderato-severo. Grazie all’elevata potenza analgesica e alla rapidità d’azione, è particolarmente indicato nel dolore episodico intenso: crisi improvvise di breve durata ma molto intense, che si sovrappongono al dolore di base anche quando questo è ben controllato.
Nonostante i progressi terapeutici, persistono ancora disinformazione e falsi miti che ostacolano una corretta gestione del dolore oncologico, soprattutto sull’uso degli oppioidi. Da qui l’esigenza di fare chiarezza, a partire dai principali luoghi comuni e pregiudizi.
Dolore oncologico e fentanyl: sette miti da sfatare
“Informare correttamente pazienti e caregiver è parte integrante della cura – spiega Silvia Natoli, responsabile dell’Area Culturale Dolore SIAARTI e co-responsabile scientifica del Congresso – Solo superando paure e pregiudizi è possibile favorire un accesso appropriato alle terapie e migliorare la qualità di vita dei pazienti”.
1. Il dolore oncologico riguarda pochi pazienti e solo le fasi finali di malattia
FALSO. È una condizione frequente che richiede attenzione e una gestione adeguata. “Il dolore è una delle manifestazioni più frequenti nella malattia oncologica e interessa un paziente su due lungo tutto il percorso di cura. Può manifestarsi già nelle fasi iniziali, durante i trattamenti (chirurgia, chemioterapia, radioterapia) e, in alcuni casi, anche dopo la guarigione. Limitare il dolore alle fasi avanzate significa sottostimarlo e ritardarne la gestione”.
2. Il dolore è un sintomo inevitabile (e va sopportato)
FALSO. Il dolore va riconosciuto e trattato come parte integrante della cura oncologica. “Il dolore è una condizione clinica complessa, con impatto fisico, psicologico e sociale. Non trattarlo adeguatamente compromette qualità di vita, aderenza alle terapie e l’efficacia complessiva delle cure”.
3. Il dolore oncologico è sempre continuo e cronico
FALSO. Esistono diverse tipologie di dolore e ciascuna richiede una gestione specifica. “Accanto al dolore persistente, definito come tale quando dura oltre le 12 settimane, molti pazienti sperimentano episodi improvvisi e intensi di dolore acuto (Breakthrough Cancer Pain), che richiedono un trattamento rapido e mirato”.
4. I picchi di dolore non si possono controllare
FALSO. Anche il dolore improvviso può essere gestito in modo efficace. “I picchi di dolore possono essere trattati efficacemente con terapie a rapida insorgenza. Il fentanyl, in formulazioni a rapido assorbimento come quella intranasale, è indicato proprio per questi episodi, consentendo un sollievo tempestivo”.
5. Gli oppioidi si usano solo nelle fasi terminali
FALSO. L’uso appropriato degli oppioidi è guidato dal bisogno clinico, non dallo stadio di malattia. “Gli oppioidi rappresentano uno strumento fondamentale nella gestione del dolore oncologico anche in fasi non terminali, quando il dolore è moderato-severo e non controllato da altre terapie”.
6. Gli oppioidi sono tutti uguali
FALSO. La terapia deve essere personalizzata sulle specifiche esigenze del paziente. “Gli oppioidi differiscono per caratteristiche farmacologiche, velocità d’azione e indicazioni. Il fentanyl intranasale, per esempio, è indicato per il trattamento dei picchi di dolore e, grazie anche a dispositivi innovativi con sistema elettronico di sicurezza e controllo della dose, può essere utilizzato in modo sempre più sicuro e appropriato”.
7. Devo preoccuparmi se assumo fentanyl
FALSO. Il fentanyl è un farmaco sicuro ed efficace nella gestione del dolore. “Se prescritto e monitorato dal medico, il fentanyl è un farmaco efficace e sicuro, utilizzato da oltre sessant’anni nella pratica clinica in tutto il mondo. L’innovazione tecnologica contribuisce ulteriormente a ridurre il rischio di uso improprio, sovradosaggio e abuso”.
Credits immagine: fernando zhiminaicela da Pixabay






