Bambini dislessici: i videogiochi possono essere d’aiuto

Secondo una ricerca su Neuropsychologia,  dopo 2 settimane di training con videogiochi si hanno risultati equivalenti a quelli raggiunti dai bambini dislessici in un intero anno di sviluppo

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I videogiochi possono migliorare l’apprendimento dei bambini dislessici, aumentando le capacità di lettura e la memoria uditiva. A confermarlo è uno studio condotto dall’Università di Padova, che ha studiato l’efficacia di un training basato su videogames d’azione in un gruppo di bambini dislessici.  Secondo gli autori della ricerca, pubblicata su Neuropsychologia,  il metodo utilizzato permetterebbe in 2 settimane di ottenere i risultati raggiunti naturalmente – senza alcun training – dai bambini con dislessia in un intero anno di sviluppo.

Migliorare l’apprendimento dei bambini dislessici

Circa un bambino su 20 ha la dislessia, un problema spesso associato ad altri disturbi specifici dell’apprendimento, come disortografia, discalculia e disgrafia. Precedenti ricerche hanno dimostrato che un trattamento sperimentale mediante l’uso di videogiochi d’azione può migliorare la velocità di lettura, le abilità legate all’attenzione e la memoria verbale a breve termine (cioè quella dei suoni del linguaggio che viene impiegata quando leggiamo).

Oggi due ricercatori di Padova, Sandro Franceschini e Sara Bertone, hanno approfondito l’argomento studiando l’efficacia della terapia con videogiochi d’azione in un campione 18 bambini dislessici. Età media di 9 anni, i partecipanti non avevano tratto benefici da precedenti trattamenti. Il training è durato due settimane, con 12 incontri da un’ora al giorno, in cui venivano proposti ai partecipanti due videogiochi commerciali d’azione.

Nei videogiochi si combinava un’elevata velocità di presentazione e imprevedibilità degli eventi, con imprevisti che apparivano principalmente nella periferia del campo visivo. Questi elementi richiedevano ai giocatori una rapida applicazione dell’attenzione visiva. Alla fine del training, i bambini sono stati suddivisi in due gruppi in base all’andamento dei punteggi nei videogiochi.

Il legame fra attenzione e lettura

Nessun bambino ha abbandonato il trattamento pur essendo intensivo, sottolinea Bertone: ciò significa che l’esperienza non è stata affaticante o frustrante come invece avviene per gli altri trattamenti.  I ricercatori hanno impiegato un training basato sulla stimolazione visuo-attentiva, cioè che collega la visione all’attenzione. “Questo training – spiega Franceschini – sembra risultare efficace solo se i bambini, nel gioco, riescono a utilizzare efficacemente quelle abilità collegate all’attenzione e percettive che sono impiegate anche nella lettura”. Così la ricerca conferma e aiuta a capire meglio qual è il legame fra attenzione, abilità percettive visive e lettura.

Misurare il miglioramento

Ma non è tutto. Dai risultati finali è emerso che il gruppo con punteggi di gioco più elevati era anche quello che ha ottenuto benefici maggiori nella lettura e nella memoria. Il miglioramento, secondo i ricercatori, sarebbe equivalente a quello raggiunto naturalmente – senza alcun training – da un bambino con dislessia in un intero anno di sviluppo. Vale a dire: un incremento della velocità di lettura, in media, di 0,15 sillabe al secondo, pari a nove sillabe – circa due parole – al minuto. Dopo l’uso guidato dei videogiochi l’avanzamento era di 0,12 sillabe al secondo.

I risultati, prosegue Franceschini, indicano un progresso anche delle abilità di memoria fonologica a breve termine, dimostrando un possibile effetto generale legato al potenziamento delle abilità attentive.

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