Il batterio che protegge la pelle

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(foto: via Pixabay)
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(foto: via Pixabay)

Batteri nemici? Non sempre, anzi. Oltre alla comunità batterica intestinale, fondamentale per i nostri processi metabolici, pare che anche i batteri presenti sulla nostra pelle possano portarci molti benefici. È questa la scoperta del team di Rolf Lood della Lund University in Svezia, pubblicata su Scientific Reports, che ha identificato un nuovo enzima con capacità antiossidanti, prodotto da Propionibacterium acnes. Si chiama così non a caso: si tratta infatti del primo batterio scoperto su un paziente affetto da una grave forma di acne. Eppure nonostante sia associato a diversi problemi dermatologici, non esiste la certezza che ne sia davvero la causa. Ciò che si sa è che si tratta di uno dei batteri più presenti sulla nostra cute.

Un ambiente abbastanza ostico questo, dove i batteri sono esposti a molti fattori ambientali di stress, tra cui i più pericolosi sono i radicali liberi (ROS). Prodotti dall’esposizione ai raggi UV e dalla reazione di fagociti e cheratinociti coinvolti nella risposta immunitaria, queste specie reattive dell’ossigeno, a causa della loro instabilità, reagiscono facilmente con molecole vicine compromettendone spesso la funzione. P. acnes si difende da questo stress ossidativo grazie a RoxP, la proteina scoperta dal team di Lood, coinvolta proprio nelle attività di ossido-riduzione. Infatti, incubando in laoratorio la proteina purificata pura con radicali liberi, i ricercatori hanno osservato la capacità antiossidante di RoxP, che ha ridotto la concentrazione di ROS in modo sostanziale.

Per studiarne invece il ruolo biologico, sono stati messi a confronto un ceppo normale e uno da cui, attraverso un processo di mutagenesi, è stato rimosso il gene che codifica per l’enzima RoxP. Quale dei due riusciva a proteggere le molecole dall’ossidazione? L’effetto protettivo è stato valutato misurando la degradazione dell’emoglobina, la proteina presente nei globuli rossi del sangue e deputata al trasporto dell’ossigeno. Solo il ceppo “normale” è stato in grado di stabilizzarla e limitarne la degradazione.

La terza fase della ricerca ha confermato l’importanza di RoxP per la sopravvivenza di Propionibacterium acnes; in condizioni aerobiche infatti, il ceppo mutante, privo dell’enzima, cresceva in modo più lento e dopo sei giorni di incubazione era stato decimato. Il ceppo normale invece, oltre a proliferare per un periodo più lungo, ha dimostrato di essere l’unico in grado di colonizzare porzioni di cute umana.

In questo caso si può parlare di simbiosi? Questa convivenza produce sì dei benefici per l’uomo, che andranno però ulteriormente indagati, ma bisognerà capire come mai P. acnes è presente sia su persone sane sia su persone affette da problemi dermatologici, e in quantità che variano.

Questa ricerca, oltre ad aver caratterizzato per la prima volta un enzima extracellulare batterico con proprietà antiossidanti, è un ottimo punto di partenza per ricerche mediche in campo oncologico. “Un progetto già in cantiere si baserà sul confronto fra pazienti affetti da carcinoma basocellulare, pazienti in una condizione pre-cancerosa chiamata cheratosi attinica e un gruppo di controllo sano, per verificare se ci sia qualche connessione fra lo stadio della malattia e la quantità di RoxP presente sulla pelle” spiega Lood.

Altro percorso di ricerca sarà testare le potenzialità di questo enzima antiossidante come vera e propria protezione per la pelle contro i raggi UV. “Se i risultati saranno positivi potrà essere impiegato nella produzione creme solari più funzionali e utilizzato come sostanza chiave per il trattamento della psoriasi e di dermatiti atopiche” questa la speranza di Rolf Lood.

Riferimenti: Scientific Reports

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