Mentre organi come polmoni, fegato, seno o colon sono purtroppo bersagli comuni di formazioni tumorali, il cuore sembra godere di una sorta di protezione naturale. I tumori cardiaci primari sono infatti eventi rarissimi, quasi delle anomalie cliniche. Per decenni, la comunità scientifica ha attribuito questa resistenza alla natura delle cellule cardiache – che smettono di dividersi precocemente. Tuttavia, una nuova ricerca pubblicata su Science getta luce su un meccanismo finora ignorato: la forza fisica del battito.
Il ruolo chiave del battito cardiaco
Lo studio – coordinato dall’Università di Trieste in collaborazione con l’International Centre for Genetic Engineering and Biotechnology (Icgeb) e il Centro Cardiologico Monzino e che ha coinvolto diversi centri di ricerca europei – individua nel movimento continuo del cuore il principale fattore protettivo. Il tessuto cardiaco è infatti sottoposto a una stimolazione meccanica costante: contrazioni, pressioni e deformazioni che si ripetono migliaia di volte al giorno.
Secondo i ricercatori, queste forze non sono solo necessarie a pompare il sangue, ma creano anche un ambiente ostile alla crescita tumorale. Gli esperimenti mostrano che quando il cuore batte normalmente, la proliferazione delle cellule cancerose rallenta; al contrario, quando questa “carica meccanica” viene ridotta o eliminata, i tumori crescono più facilmente.
Dalla meccanica alla genetica
L’effetto non si limita a una barriera fisica. Le forze meccaniche influenzano direttamente il comportamento delle cellule tumorali, arrivando a modificare i meccanismi interni che regolano la loro divisione. In particolare, i ricercatori hanno osservato che la stimolazione meccanica del cuore interferisce con i processi epigenetici — cioè quei sistemi che controllano l’attivazione o lo spegnimento dei geni — riducendo la capacità delle cellule tumorali di moltiplicarsi.
“I nostri risultati dimostrano che la pulsazione cardiaca non è solo una funzione fisiologica, ma può agire come un soppressore naturale della crescita tumorale”, ha affermato Serena Zacchigna, docente di Biologia Molecolare dell’Università di Trieste e responsabile del laboratorio di Biologia Cardiovascolare dell’Icgeb. “Questo suggerisce che l’ambiente cardiaco è sfavorevole alle cellule tumorali non solo per ragioni immunologiche o metaboliche, ma anche perché la sua continua attività meccanica ne limita fisicamente l’espansione”.
Nuove prospettive terapeutiche
“Uno degli aspetti più affascinanti di questa ricerca consiste nell’aver fatto emergere che le forze meccaniche che regolano l’attività del cuore, note per determinare un ambiente ostile alla sua abilità rigenerativa, esercitano di converso un’azione biologica benefica nel contrastare la crescita tumorale. Forse si tratta di due facce della stessa medaglia. Mi sembra inoltre importante sottolineare che questo lavoro è stato possibile grazie alla collaborazione di esperti in settori diversi, dalla cardiologia, all’oncologia, alla bioingegneria e alla bioinformatica”, ha sottolineato Giulio Pompilio, Direttore Scientifico del Centro Cardiologico Monzino IRCCS e docente di Chirurgia cardiaca presso il Dipartimento di Scienze Biomediche, Chirurgiche e Odontoiatriche della Statale di Milano.
Le implicazioni della scoperta sono rilevanti. Se le forze meccaniche possono rallentare la crescita dei tumori nel cuore, è possibile immaginare in futuro terapie che imitino questi stimoli in altri tessuti: strategie che sfruttano pressioni, vibrazioni o deformazioni per influenzare il comportamento delle cellule tumorali. Per ora si tratta di una prospettiva ancora sperimentale, ma la fisica del corpo potrebbe diventare un alleato nella lotta contro il cancro.
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