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Beniamino pinguino

Data l’influenza che l’essere umano esercita sulla Terra, le sue simpatie e antipatie verso le altre specie animali possono giocare un ruolo sostanziale nel condizionarne la sopravvivenza. Ma in base a che cosa un animale piace e un altro no? In alcuni casi, queste “simpatie” non sembrano dettate da fattori di bellezza, bensì da elementi sottili, semplici dettagli. Come nel caso dei pinguini.

La ricerca, guidata dal biologo David Stokes presso l’Università di Washington, è stata realizzata su quattro libri fotografici di largo formato: secondo Stokes, nella scelta di quante e quali fotografie usare, gli editori si sono basati probabilmente sulle proprie preferenze o sul presunto “appeal” che le immagini avrebbero esercitato sui potenziali acquirenti.

Il lavoro, pubblicato sull’edizione on line del giornale Human Ecology, mostra al top della classifica i pinguini Imperatori (i famosi protagonisti del film “La marcia dei pinguini”) e i loro cugini i pinguini reali. Al secondo posto ci sono i pinguini crestati mentre tra i meno popolari si trovano a sorpresa i pinguini di Adelia, la specie probabilmente più familiare e conosciuta dall’uomo. A fare la differenza tra le 17 specie di pinguini – tutte piuttosto simili – sono le tonalità di colore: i più popolari risultano infatti quelli che nella parte superiore del corpo, sul collo e sulla testa hanno tracce di colori caldi, come rosso, arancione o giallo intenso.

Il colore non è l’unico elemento che condiziona le nostre simpatie per una specie: anche le dimensioni e la presenza di tratti fisici infantili possono essere fattori determinanti. Il lavoro del gruppo di Stokes è anche un invito agli ambientalisti a controllare il condizionamento della popolarità pubblica rispetto agli animali, soprattutto quando specie invasive e pericolose diventano molto popolari. (m.r.)

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