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    Salute e stelle. Ecco i temi della nostra rubrica questa settimana.

    Su Nature, una ricerca finanziata dall’Airc e condotta dai ricercatori dell’Istituto Superiore di Sanità, dell’Università Cattolica di Roma, dell’Istituto Neurologico “C. Besta” di Milano e dell’Università di Palermo, ha svelato il meccanismo con cui le cellule staminali del glioblastoma (uno dei tumori cerebrali più diffusi) sono in grado di costruire la rete di vasi sanguigni necessari per alimentare e far crescere il tumore. Questa pubblicazione conferma l’esistenza delle cellule staminali tumorali su cui da tempo la comunità scientifica discute. Secondo i ricercatori, il contributo di queste cellule alla vascolarizzazione del tumore rappresenta un nuovo meccanismo di angiogenesi non necessariamente limitato al glioblastoma, e che può rappresentare un importante approccio terapeutico per diversi tipi di tumore (Tumour vascularization via endothelial differentiation of glioblastoma stem-like cells; doi:10.1038/nature09557).

    Sempre sulla rivista Nature, un team internazionale di astronomi, tra cui Giuseppe Bono dell’Università di Tor Vergata e dell’Inaf-Osservatorio Astronomico di Roma, è riuscito a misurare la massa di una Cefeide – pari a 4,14 volte quella del nostro Sole – con una incertezza piccolissima, solo l’1 per cento. La massa delle Cefeidi,  un particolare tipo di stelle la cui luminosità varia ciclicamente, è stata fino a oggi un enigma. La Cefeide oggetto dell’osservazione si trova in un sistema binario, chiamato OGLE-LMC-CEP0227, soggetto a eclissi periodiche, relativamente più semplice da studiare rispetto agli altri astri del gruppo. Il sistema si trova nella Grande Nube di Magellano, a circa 160.000 anni luce di distanza dalla Terra, ed è stato identificato grazie al progetto OGLE (Optical Gravitational Lensing Experiment), che ha mappato in modo sistematico le stelle variabili appartenenti alle Nubi di Magellano (The dynamical mass of a classical Cepheid variable star in an eclipsing binary system; doi:10.1038/nature09598).

    Infine, in uno studio pubblicato sulla rivista Science Translational Medicine, i ricercatori dell’Istituto Scientifico Universitario San Raffaele di Milano, insieme ai colleghi della Prassis, hanno identificato due fattori strettamente correlati con l’ipertensione. Entrambi questi fattori – mutazioni nei geni che controllano la funzione dell’adducina e alti livelli dell’ormone oubaina – azionano un meccanismo che stimola l’attività delle pompe sodio che controllano la pressione del sangue. Gli studiosi, in una seconda fase della ricerca, hanno anche scoperto che basse dosi di un farmaco –  rostafuroxin – può inibire l’attivazione delle pompe sodio in alcuni pazienti ipertesi che presentano un determinato profilo genetico (Adducin- and Ouabain-Related Gene Variants Predict the Antihypertensive Activity of Rostafuroxin. Part 1: Experimental Studies; DOI:10.1126/scitranslmed.3001815. Adducin- and Ouabain-Related Gene Variants Predict the Antihypertensive Activity of Rostafuroxin. Part 2: Clinical Studies; DOI: 10.1126/scitranslmed.3001814).

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