Così i cambiamenti climatici fanno aumentare gli incendi

incendi
(Foto: Ricardo Gomez Angel on Unsplash )

Temperature elevate, bassissima umidità, precipitazioni scarse, vegetazione secca e vento. È questo il cocktail di fattori necessari per dar vita e far propagare rapidamente un incendio. Con i cambiamenti climatici, e di conseguenza le temperature elevate e il caldo estremo, una crescente mole di ricerche sta mostrando come tutte queste condizioni ambientali siano sempre più intense e frequenti, e aumentano di conseguenza anche il rischio di incendi. Basta pensare che nell’ultimo anno, come riporta Coldiretti, in Italia il numero di incendi è triplicato rispetto alla media storica, con più di un rogo ogni due giorni dall’inizio del 2022. Ma come nascono esattamente e come si diffondono?

Gli incendi boschivi, che nascono appunto nelle aree boschive e sono incontrollati, possono iniziare in molti modi, ma ciò che li accomuna è che tutti richiedono tre ingredienti chiave: una fonte di accensione, carburante e ossigeno. La fonte è intesa come qualsiasi cosa in grado di generale calore sufficiente a innescare la scintilla, e può essere ad esempio un fulmine o la lava di un vulcano. La maggior parte degli incendi, tuttavia, sono causati dall’uomo: come ricorda il Washington Post, circa l’85% degli incendi statunitensi negli ultimi due decenni sono stati appiccati da persone.

Il carburante, il secondo ingrediente necessario a far nascere un incendio, è qualsiasi cosa infiammabile, come per esempio alberi, erbe, arbusti e foglie secche. La quantità di umidità nella vegetazione, tuttavia, influisce notevolmente sulla velocità con cui un incendio consuma il carburante: elevate quantità di umidità non alimentano facilmente un fuoco, in quanto il calore del fuoco deve far evaporare il contenuto d’acqua prima di consumare la pianta. Più precisamente, quando l’umidità è bassa, che significa che c’è una bassa quantità di vapore acqueo nell’aria, è più probabile che nascano gli incendi. In sintesi, maggiore è l’umidità, meno è probabile che il carburante si asciughi e prenda fuoco. E dato che l’umidità può ridurre notevolmente le possibilità di un incendio, anche le precipitazioni hanno un impatto diretto sulla loro prevenzione: quando l’aria diventa satura di umidità, la rilascia sotto forma di pioggia, impedendo di conseguenza lo scoppio di potenziali incendi.


Più incendi con i cambiamenti climatici


Oltre a questi ingredienti, altri fattori concorrono alla propagazione di un incendio. Ad esempio, il vento quando soffia forte può portare nuove scorte di ossigeno al fuoco, alimentandolo. Non solo: può anche trasportare scintille a chilometri di distanza dal fuoco iniziale e appiccare quindi altri incendi in nuove aree. Anche il luogo in cui nasce un incendio, la topografia, è un fattore importante, perché può promuovere o inibire il comportamento del fuoco. Gli incendi, infatti, tendono a muoversi più velocemente in salita che in discesa, perché il calore emanato dal fuoco sale lungo il pendio e preriscalda la vegetazione più in alto, che brucerà quindi più facilmente.

Gli incendi, infine, possono essere influenzati anche dalle ondate di calore, che si verificano quando le temperature sono superiori alla media per almeno due o tre giorni. La maggior parte delle ondate, ricordiamo, si verificano quando una zona di alta pressione si sposta in un’area, provocando l’affondamento, la compressione e il riscaldamento dell’aria. L’aria, così, dissipa anche la copertura nuvolosa, consentendo un riscaldamento più diretto del terreno da parte del Sole. Le ondate di calore sono esacerbate anche dalle condizioni di siccità, poiché la terra, estremamente asciutta, non può raffreddarsi con l’evaporazione.

“Le alte temperature e l’assenza di precipitazioni hanno inaridito i terreni nelle aree più esposte al divampare delle fiamme”, spiega Coldiretti. “Una situazione drammatica spinta dal cambiamento climatico che favorisce incendi più frequenti e intensi, con un aumento globale di quelli estremi fino al 14% entro il 2030 e del 50% entro la fine del secolo secondo l’Onu. Una situazione devastante con un 2021 che in Italia ha visto ben 150mila ettari di territorio da nord a sud del Paese inceneriti da 659 tempeste di fuoco”.

Via: Wired.it

Credits immagine: Ricardo Gomez Angel on Unsplash