Cavalli Sforza: ecco tutte le vie dei popoli

Regioni etniche in Africa
Sono evidenziate tre regioni etniche principali. La fascia giallo-verde-azzurra rappresenta gli africani settentrionali caucasoidi, quella rosso-violacea corrisponde al tipo etnico nero africano, e quella blu indica i Khoisan (Boscimani e Ottentotti), che hanno alcune caratteristiche in comune con gli asiatici e che potrebbero essere stati presenti nell'Africa orientale in epoche precedenti. L'area colorata centrata sul Camerun potrebbe rappresentare l'area di origine dell'espansione agricola bantu verso sud e verso est. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.

[2/9/2018] È  venuto a mancare in questi giorni il genetista Luigi Luca Cavalli Sforza. Un grande scienziato italiano che con il suo lavoro ha dimostrato che tutti gli umani derivano da un’unica popolazione vissuta circa centomila anni fa in Africa. E, dunque, che la distinzione in razze umane non ha fondamento scientifico.

Nel 1997 i risultati del suo vastissimo e complesso lavoro di mappatura genetica delle popolazioni umane fu pubblicato nel volume  “Storia e geografia dei geni umani” dall’editore Adelphi. Per comprendere la portata scientifica dell’impresa, ecco le “Mappe di Cavalli Sforza”  che, per gentile concessione dell’editore, furono pubblicate in anteprima da Galileo il 22 novembre del 1997.

Storia e geografia dei geni umani

[22 novembre 1997]

L’editore Adelphi pubblica in questi giorni “Storia e geografia dei geni umani” di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. E’ un’opera monumentale, 716 pagine, di cui si parla da anni e che contiene i risultati fin qui raggiunti di un lavoro altrettanto monumentale: il progetto di rintracciare la popolazione da cui tutti gli umani hanno avuto origine e scoprire i percorsi della nostra diffusione sul pianeta terra. Ma non solo: Charles Darwin aveva scritto nell’”Origine delle specie” che “se possedessimo una perfetta genealogia dell’umanità, una disposizione genealogica delle razze dell’uomo offrirebbe la migliore classificazione delle varie lingue che oggi si parlano nel mondo”. Cavalli Sforza e i suoi colleghi raccontano in questo grande atlante che le cose stanno proprio così.

Detta in parole povere la storia narrata in questo libro, tra formule matematiche e sequenze geniche, suona più o meno in questo modo: tutti gli umani derivano da una popolazione vissuta circa centomila anni fa in Africa. E lo dimostra il fatto che, si legge nella storia dei geni del mondo: “La maggiore differenza genetica all’interno della specie umana si osserva tra le popolazioni africane e quelle non africane”. Differenza che, contando e sequenziando, si calcola corrisponda a circa 100 mila anni di separazione.

Dall’Africa i nostri antenati migrarono spinti forse da un’esplosione demografica, forse da un cambiamento climatico importante, forse da tutt’e due. E andarono verso est, popolando prima il medio e vicino oriente, poi l’Europa e l’Asia e infine l’Australia. Incontrarono altri uomini, diversi in molti rispetti: neandertaliani o erectus o chissà che cos’altro. E, anche se si mischiarono con le popolazioni che incontravano sul loro cammino, del sangue di quegli antichi abitanti del pianeta nel nostro rimane assai poco. Perché mai? E’ ancora il linguaggio a fornire la chiave possibile per forzare un mistero così antico e insolubile.

Gli uomini che mossero dall’Africa, gli Homo sapiens, anatomicamente moderni, avevano alcune caratteristiche particolari: gambe lunghe, pelvi strette. Ma soprattutto: parlavano. Molto più rapidamente e complessamente di quanto, se lo facevano, facessero gli altri. Ed è difficile immaginare che individui capaci di comunicare pienamente si accoppiassero con altri, magari più intelligenti come forse erano i neandertaliani, ma da questo punto di vista handicappati. Così, senza cambiare più di tanto dalla popolazione d’origine, l’uomo moderno arrivò ovunque.

Ma in quei tempi antichi la terra era molto poco popolata: 50, 100 mila individui in tutto. Poi, il clima è cambiato, la popolazione è aumentata e l’uomo si è inventato il modo di uscire dalle strette di un’economia di caccia e raccolta: scopre l’agricoltura e la pastorizia, fonda le città… La genetica delle popolazioni segue le mosse di quegli agricoltori e di quei pastori. Erano gli stessi uomini che avevano lasciato l’Africa 100 mila anni prima per occupare tutte le terre emerse, ma che solo nelle zone più ricche e miti del bacino Mediterraneo, delle pianure caucasiche, del golfo di Siam, delle coste sudamericane scoprono come ingabbiare la produzione del cibo. E, da piccoli gruppi che erano, all’improvviso esplodono, migrano e spargono i loro geni.

Quanto e quanto tempo fa lo si può leggere, conti alla mano, nell’atlante di Cavalli Sforza, che misura le variazioni genetiche: più due popolazioni sono distanti geneticamente, maggiore è il tempo della loro separazione. Ma non solo: le variazioni e le somiglianze diventano le chiavi per capire come e quando i popoli si sono incontrati, hanno convissuto, si sono separati. Il puzzle straordinario delineato da Cavalli Sforza collima con la storia dei popoli, con le loro migrazioni, con i dati antropologici. E con quelli linguistici. La lingua d’origine è una sola, sostengono gli autori del libro con ormai molti altri linguisti. Le differenze linguistiche e culturali aumentarono con il progressivo espandersi della dominazione umana sulla terra.

Le mappe

Le regioni etniche nel mondo
Regioni etniche nel mondo
Le quattro regioni etniche principali nel mondo: in giallo-verde sono gli africani, in rosso gli australiani e in blu-verde i caucasoidi. Gli orientali mostrano la variazione genetica maggiore e condividono alcune somiglianze con gli europei da un lato (la colorazione violaceo-azzurrognola nella Siberia centrale) e con gli australiani dall’altro (il colore violaceo in alcune zone dell’America e nelle regioni asiatiche che conducono allo stretto di Bering). Sono chiaramente visibili i gradienti dovuti alle mescolanze tra africani e caucasoidi nell’Africa settentrionale e tra caucasoidi e orientali nell’Asia centrale. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.
Le regioni etniche in Africa
Regioni etniche in Africa
Sono evidenziate tre regioni etniche principali. La fascia giallo-verde-azzurra rappresenta gli africani settentrionali caucasoidi, quella rosso-violacea corrisponde al tipo etnico nero africano, e quella blu indica i Khoisan (Boscimani e Ottentotti), che hanno alcune caratteristiche in comune con gli asiatici e che potrebbero essere stati presenti nell’Africa orientale in epoche precedenti. L’area colorata centrata sul Camerun potrebbe rappresentare l’area di origine dell’espansione agricola bantu verso sud e verso est. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.
Le regioni etniche in Europa
Le cinque regioni etniche principali in Europa
Le cinque regioni etniche principali in Europa: in blu i Lapponi (o Saame) nella Scandinavia settentrionale (il colore si estende verso est e include altre popolazioni uraliche in Finlandia e nella Russia settentrionale), in rosso scuro le popolazioni di lingua germanica (dalla Scandinavia alla Germania settentrionale, a gran parte dell’Inghilterra), in grigio-blu le popolazioni delle zone celtiche nelle isole britanniche (tranne la Scozia, ma con l’inclusione di zone basche nella Francia sudoccidentale e nella Spagna settentrionale), in verde la maggioranza delle popolazioni del Mediterraneo e in rosa-arancione quelle della Russia meridionale. Il rosso e il verde potrebbero rappresentare i due principali flussi di agricoltori neolitici dal Medio Oriente, uno diretto verso nordovest attraverso i Balcani (dove la componente rossa si assottiglia), l’altro diretto verso Ovest attraverso il mediterraneo. La componente rosa-arancione rappresenta probabilmente la migrazione dalle steppe, dovuta in parte ai primi pastori nomadi e in parte ai loro discendenti. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.
Le regioni etniche in Asia
Cavalli Sforza: mappa regioni etniche in Asia
Sono evidenziate tre regioni etniche principali: verde chiaro con una sfumatura centrale gialla nell’Asia sudoccidentale, blu nella Siberia centrosettentrionale e rosso nelle aree orientali, che varia da un colore estremamente scuro (l’Asia sudorientale è quasi invisibile) a uno molto chiaro tra gli orientali settentrionali, al viola più a nordest. L’espansione dell’agricoltura dal Medio Oriente, in verde chiaro, si sovrappone a un’altra espansione (la sfumatura gialla intorno alla metà meridionale del Mar Caspio), che è probabilmente associata all’espansione turca. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.
Le regioni etniche in America
Cavalli Sforza: mappa delle regioni etniche in America
Le regioni etniche in America: la parte settentrionale è in blu-verde (per lo più Amerindi settentrionali) e giallo-verde (popolazioni di lingua na-denè). La figura non mostra una chiara distinzione tra i na-denè e gli eschimesi, probabilmente perché questi ultimi abitano una stretta fascia costiera. La parte meridionale dell’America settentrionale è violaceo-grigiastra, e la zona grigio-rosa al confine tra Arizona meridionale, New Mexico e Messico settentrionale è una sorta di zona mediana, formata da varie popolazioni: i Na-Denè meridionali (Apache e Navajo, mescolati geneticamente con gli Amerindi) e le popolazioni limitrofe di lingua uto-azteca. L’America centrale mostra un complicato mosaico di colori, come ci si aspetta da una zona attraversata più volte da gruppi differenti. L’area occupata dalle popolazioni di lingua cibcia è relativamente omogenea. Nell’America meridionale predominano due colori, il rosso e il violetto, nessuno dei quali è presente nell’America settentrionale. Entrambi i colori compaiono anche nell’America centrale e indicano le tracce del passaggio attraverso la strettoia che si trova subito al nord di essa. Il colore violetto si estende verso nord e nordest, e potrebbe rappresentare una direzione preferenziale di migrazione, dove si parlano per lo più le lingue delle famiglie tucano, caribica e ge. L’altra migrazione predominante, (rosso brillante) è quella in direzione sud lungo le Ande, ma prove archeologiche testimoniano un’espansione dalle Ande verso est diretta in particolare alle pianure dell’Amazzonia. Immagine tratta dal volume Storia e geografia dei geni umani di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.
Le regioni linguistiche
Le mappe di Cavalli Sforza
La mappa linguistica. Immagini tratte da “Storia e geografia dei geni umani” di Luigi Luca Cavalli Sforza, Alberto Piazza e Paolo Menozzi. © 1994 by Princeton University Press, © 1997 Adelphi Edizioni, Milano.

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