Borisov: ci sono tracce di cianogeno sulla cometa interstellare

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Crediti immagine: Gemini Observatory/NSF/AURA

Sulla chioma della cometa interstellare 2/I Borisov ci sono tracce di un gas tossico, il cianogeno. Potrebbe sembrare inquietante, ma al contrario: il cianogeno è una firma tipica delle comete che orbitano attorno al Sole. Dunque anche questo lontano visitatore, secondo oggetto interstellare osservato dopo ‘Oumuamua e prima cometa che arriva dall’esterno del Sistema solare, non è così dissimile dagli oggetti che ciclicamente tornano a splendere nei nostri cieli notturni. Questa è la conclusione cui sono arrivati i ricercatori guidati da Alan Fitzsimmons dell’Queen’s University Belfast, consultabile in un preprint della ricerca che aspetta la pubblicazione ufficiale su Astrophysical Journal Letters.

Borisov, la prima cometa interstellare

Dietro di sé, in direzione contraria al Sole, Borisov mostra una chioma e un piccolo allungamento: è indubbiamente una cometa. Quando era stato avvistato la prima volta, il 30 agosto di quest’anno, nell’osservatorio dell’appassionato di stelle Gennady Borisov, da cui il nome, non era ancora chiaro cosa fosse l’oggetto. Anzi, non era chiaro se davvero ci fosse. Ma da tutto il globo gli occhi degli esperti si sono rivolti verso questo nuovo oggetto interstellare, fino a quando anche il Minor Planet Center – che per conto dell’Unione Astronomica Internazionale (Iau) studia gli oggetti più piccoli del nostro Sistema – ha diramato, con qualche cautela, un comunicato: c’è un oggetto in avvicinamento. La conferma è arrivata dall’Iau, il 25 settembre: è interstellare per via della traiettoria estremamente aperta, iperbolica e non ellittica, ed è inequivocabilmente una cometa dal diametro di circa 10 km. Ecco allora il battesimo: “I” perché è interstellare e “2” perché è il secondo oggetto extra-sistema dopo ‘Oumuamua. 2/I Borisov.

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Crediti immagine: NASA/JPL-Caltech

Il cianogeno, firma da cometa

Non sarà forse la prima cometa che viene da lontano a passare dalle nostre parti, ma Borisov è in assoluto la prima di qui ci rendiamo conto: il suo passaggio è un’occasione di ricerca più unica che rara. Per questa ragione la squadra di Fitzsimmons si è concentrata sull’analisi della chioma per capirne la composizione chimica. Grazie ai telescopi di La Palma, tra le Isole Canarie, e allo spettrografo Isis i ricercatori hanno così riconosciuto tracce di quel gas che troviamo anche sulle nostre comete. Forse quindi anche la chimica e i processi di questa cometa somigliano a quelli che già conosciamo.

Il passaggio di Borisov per il natale australe

A differenza dell’asteroide a forma di sigaro ‘Oumuamua, di cui ci siamo accorti solo mentre si allontanava definitivamente dal Sole, l’esocometa sta ancora continuando il suo percorso verso la nostra stella. Il suo massimo avvicinamento si compirà il 7 dicembre quando 2/I Borisov si troverà da noi e dal Sole a due unità astronomiche: 400 milioni di chilometri di distanza, l’equivalente di due volte la distanza Terra-Sole. Dunque senza alcun pericolo per noi. Potremo vederlo ad occhio nudo? No, solo con l’aiuto di un telescopio. Ma chi ne godrà di più è chi vive o si troverà nell’emisfero Sud: Borisov, allontanandosi da noi, solcherà i cieli australi raggiungendo la massima luminosità in occasione del periodo natalizio, tra dicembre 2019 e gennaio 2020. I grandi appassionati di spazio, pianifichino le vacanze perché Borisov probabilmente non tornerà mai più.

Riferimenti: Astrophysical Journal Letters

Immagine di copertina: Gemini Observatory/NSF/AURA