Diabete, a ciascuno il suo farmaco

Secondo l’Istat potrebbe esserne colpito il 5,5% degli italiani (5,3% degli uomini e 5,6 % delle donne), pari a oltre 3 milioni di persone. L’ultimo Rapporto dell’Osservatorio ARNO, realizzato dal Cineca in collaborazione con la Società Italiana di Diabetologia, indica invece una prevalenza del 6,2 per cento della popolazione italiana. Ma secondo gli specialisti le persone con diabete potrebbero essere molte di più, considerando per esempio che circa un diabetico su quattro non è noto alle statistiche.

In concomitanza con la Giornata Mondiale del Diabete, il 14 e 15 novembre, la fotografia di questa malattia ha dunque ancora i contorni sfumati. Ma certamente mostra anche alcuni punti chiari. Il primo riguarda la necessità di un approccio multidisciplinare: “il diabetologo – spiega Agostino Consoli, ordinario di Endocrinologia all’Università di Chieti-Pescara – dev’essere inserito in un team costituito da medici con altre specializzazioni, ma di cui sia parte integrante anche lo stesso paziente, per stabilire con lui quella complicità e quella condivisione di scelte che aumenta necessariamente l’aderenza alla terapia”. Perché uno dei rischi è proprio quello della scarsa compliance: il diabete di tipo 2, continua l’endocrinologo, è una malattia subdola. Non si percepisce, è sostanzialmente asintomatica. I farmaci utilizzati nella terapia, invece, possono aumentare il rischio di ipoglicemia (cioè il calo improvviso dei livelli di glucosio nel sangue), che è un’esperienza estremamente sgradevole. Per questo i malati possono a volte evitare l’assunzione quotidiana dei farmaci, preoccupati proprio dalle conseguenze spiacevoli della terapia. In questo senso le nuove molecole oggi disponibili, con ridotto rischio di ipoglicemia, sono più maneggevoli e ci consentono di proporre al paziente un approccio più tranquillizzante alla cura.

Il secondo punto che mette d’accordo gli specialisti riguarda la personalizzazione della terapia contro il diabete di tipo 2. I farmaci innovativi, commenta Andrea Giaccari, professore associato di Endocrinologia all’Università cattolica del Sacro Cuore di Roma, hanno certamente un prezzo superiore rispetto a quelli tradizionali, sebbene si tratti di molecole che è in qualche modo erroneo considerare nuove, visto che sono noti agli specialisti da oltre un decennio. Tuttavia è importante chiedersi, continua Giaccari, se lo specialista sia davvero in grado di proporre una personalizzazione della terapia, visti i paletti posti dalle autorità regolatorie alla prescrivibilità di questi nuovi medicinali e alla loro rimborsabilità. Approccio giusto – osservano gli specialisti – ma a volte non perfettamente aderente alla realtà scientifica. Con la consulenza della Società Italiana di Diabetologia e dell’Associazione Medici Diabetologi, l’Aifa ha messo a punto un logaritmo decisionale che può essere di ausilio nella definizione delle scelte nella terapia del diabete. Ma questo implica, osservano gli stessi diabetologi, una scarsa libertà di movimento nella confezione della terapia su misura per ciascuno. E poiché alla base c’è come sempre accade un problema di sostenibilità della spesa del Servizio Sanitario nazionale, gli specialisti invitano a trovare altre strategie di riduzione di costi.