Diabete: un nuovo farmaco che protegge il cuore dei pazienti

Nel mondo, oggi, ci sono 382 milioni di persone che vivono con il diabete e il 46% di queste non lo sa, non ha cioè ricevuto una diagnosi. “Questo vuol dire che non sono trattati e che quindi non possono essere prevenute le complicanze di questa malattia”, afferma Stefano De Prato, endocrinologo dell’Università di Pisa. Nel 90% dei casi si tratta di diabete di tipo 2, nei due terzi dei casi i pazienti hanno più di 64 anni, 1 su 5 ha più di 80 anni, e quindi spesso presenta altri problemi di salute. “Il paziente diabetico è un persona fragile, sia dal punto di vista psicologico sia da quello fisico”, sottolinea ancora Del Prato. Psicologico, perché la terapia è cronica, fisico, perché i diabetici sviluppano più malattie delle persone che non hanno questa malattia.

Tra le complicanze più frequenti ci sono retinopatia, problemi ai rene e agli arti inferiori. Le malattie cardiovascolari, in particolare, sono da due a quattro volte più frequenti nei diabetici. “Per questo nel 2008 la Food and Drug Administration ha obbligato le case farmaceutiche che stavano sviluppando farmaci per il diabete di produrre evidenze sulla sicurezza cardiovascolare delle loro molecole”, aggiunge Stefano Genovese, diabetologo presso l’IRCCS Multimedica di Sesto San Giovanni.

E così è stato fatto per lo sviluppo di alogliptin, il primo e unico farmaco della classe dei DPP-4 che ha finora dimostrato di essere sicuro ed efficace in pazienti con diabete di tipo 2 con sindrome coronarica acuta. Questo inibitore altamente selettivo della dipeptidil-peptidasi IV (DPP-4) contrasta la carenza di insulina rallentando l’inattivazione degli ormoni incretinici GLP-1 (glucagon-like peptide-1) e GIP (glucose-dependent insulinotropic peptide) che contribuiscono al controllo dei livelli di glucosio nel sangue.

Alogliptin è una terapia orale per il trattamento degli adulti con diabete 2 per migliorare il controllo glicemico in combinazione ad altri medicinali ipoglicemizzanti, inclusa insulina, quando questi, unitamente a dieta ed esercizio fisico, non riescono a tenere la glicemia sotto controllo. “I risultati degli studi hanno dimostrato che alogliptin in co- somministrazione a pioglitazone o metformina ha prodotto miglioramenti significativi nel controllo glicemico in confronto a pioglitazone o metformina HCl da soli. Come evidenziato dallo studio ENDURE, il trattamento con alogliptin produce riduzioni di HbA1c prolungate fino a due anni in confronto a sulfanilurea (SU) con una quantità notevolmente inferiore di episodi di ipoglicemia e nessun impatto negativo sul peso corporeo”, conclude Del Prato.

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