Dopo il rogo, la voglia di ricominciare

Rabbia e voglia di ricominciare. Sono i sentimenti che 3 mesi dopo l’incendio a Città della Scienza che animano Mirta Rinaldi, giovane laureata che ha lavorato a CdS prima come guida per il museo, poi come organizzatrice di eventi scientifici. Ricorda lo science centre come un insieme di “vivacità, persone indaffarate, scolaresche, e il sole che filtra attraverso la grande vetrata posteriore”.

Come ha reagito alla notizia dell’incendio?

Il mio primo pensiero è stato: è finito tutto. È bruciata una possibilità, un’occasione unica per la nostra città. Ho pensato a tutti quei lavoratori che ogni giorno, nonostante le varie difficoltà dettate dal territorio, dalla burocrazia, mettevano passione e serietà in quello che facevano.

A proposito dei lavoratori, si è parlato di mancato pagamento dei dipendenti…

Purtroppo è vero che, ancora oggi, coloro che lavorano e hanno lavorato per Cds non ricevono i compensi per il loro lavoro nei tempi dovuti. Ma è anche vero che una struttura museale, con enormi spese di gestione, non può sopravvivere dei soli biglietti staccati. Sarebbe necessaria una maggiore attenzione delle istituzioni a queste realtà.

E’ importante ricostruire Città della Scienza? Che valore hanno le iniziative per la raccolta di fondi?


Dovrebbe essere una priorità per dimostrare che le cose si possono piegare, ma non spezzare, e che se questa è stata la volontà di un piccolo gruppo che ha il suo interesse nella zona di Bagnoli, questa volontà cozzerà con l’interesse pubblico nel mantenere vivo e attivo quel polo.
 Penso che le iniziative siano fondamentali, delle vere boccate d’aria, e non tanto per la raccolta fondi in sé, quanto per il loro attivo contributo nel mantenere alto l’interesse verso la causa, nel non far morire mediaticamente la vicenda.

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