Un mistero paleontologico che dura da 500 anni sembra finalmente risolto. Parliamo dell’enigmatico architetto di Paleodictyon, una complessa traccia fossile a forma di reticolo esagonale che viene scavata sui fondali oceanici di tutto il pianeta da oltre 530 milioni di anni. Nessuno ha mai visto l’animale che li costruisce, ma un nuovo studio internazionale pubblicato sulla rivista Earth-Science Reviews ne ha ricostruito finalmente l’identikit: si tratta con ogni probabilità un piccolo crostaceo imparentato con i comuni porcellini di terra (onischi).
Un antico enigma geometrico
Paleodictyon rappresenta una delle strutture biologiche più singolari mai documentate dai paleontologi. Si tratta di un sistema di gallerie sotterranee disposte secondo una maglia esagonale quasi perfetta: misurando 1.314 punti sui reperti conservati presso il Museo di Storia Naturale di Piacenza, i ricercatori hanno riscontrato che i sei lati di ciascuna cella differiscono in media di appena mezzo millimetro.
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La traccia, notata e disegnata persino da Leonardo da Vinci, è stata fotografata negli ultimi decenni a oltre 3.500 metri di profondità lungo la Dorsale Medio-Atlantica. Nonostante la sua presenza costante dal Cambriano fino ai giorni nostri, nessun ricercatore è mai riuscito però a osservare l’organismo che abita all’interno di questi tunnel. Per questo motivo, negli anni sono fioccate le ipotesi sulla sua natura: alghe, spugne, vermi o amebe giganti. Tutto sbagliato, almeno stando alla nuova ricerca che ha visto la partecipazione di Università di Cagliari, Università di Lisbona, Sichuan Resources Group Geotourism Technology (Repubblica Popolare Cinese), Università di Évora (Portogallo), Università Jagellonica (Polonia), Naturtejo UNESCO Global Geopark (Portogallo), Museo di Storia Naturale di Piacenza, Istituto di fisica applicata ‘Nello Carrara’ del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr – Ifac), Università di Genova.
La firma degli artropodi
La svolta nell’indagine è arrivata analizzando la micro-architettura dei cunicoli anziché cercare i resti dell’animale, che difficilmente si conservano in simili ambienti. Le gallerie mostrano pareti rettilinee e spigoli netti, una conformazione compatibile esclusivamente con l’azione meccanica di appendici articolate e rigide, tipiche degli artropodi muniti di esoscheletro.
I campioni analizzati provengono da un lavoro di campo condotto sull’Appennino e sulle Alpi – antichi fondali oceanici sollevati dai movimenti tettonici – integrato con le riprese effettuate dai sottomarini a comando remoto sui fondali attuali. Le tracce fossili e quelle contemporanee mostrano una continuità strutturale identica, confermando che l’organismo costruttore applica il medesimo schema comportamentale da oltre 500 milioni di anni, ben prima della comparsa dei dinosauri.
A cosa servono i tunnel esagonali?
Oltre a identificare il costruttore delle strutture esagonali, la ricerca avanza una nuova interpretazione della loro possibile funzione biologica. La teoria finora più accreditata ipotizzava che le gallerie servissero per l’allevamento o la raccolta di batteri di cui l’animale si nutriva. L’analisi condotta in collaborazione con il Cnr-Ifac suggerisce invece una funzione sistemica: la maglia regolare potrebbe funzionare come una vera e propria rete di comunicazione all’interno di una colonia. La geometria esagonale ottimizza infatti la propagazione di segnali chimici, variazioni di pressione idraulica o vibrazioni acustiche nel sedimento fangoso, permettendo agli individui di interagire all’interno di un ambiente abissale privo di luce.





