Bohr e Heisenberg, fine di un’amicizia in 11 lettere

Nel 1941, mentre le truppe naziste occupano la città danese, Werner Heisenberg visita Niels Bohr nella sua casa di Copenaghen. È quello il momento che sancisce la conclusione dell’amicizia fra i due fisici, nata negli anni Venti quando i due dibattevano i fondamenti della meccanica quantistica. Si sa che a Copenhagen i due parlano lungamente di fissione nucleare, il processo fisico-chimico che è alla base del funzionamento di tale ordigno, ma sul contenuto della discussione ci sono versioni contrastanti. I dubbi che hanno appassionato gli storici della scienza per un cinquantennio sembrano però destinati a risolversi. L’11 gennaio scorso, infatti, il direttore dell’archivio Niels Bohr di Copenaghen ha comunicato che i documenti relativi all’incontro del 1941 verranno presto pubblicati. Gli 11 documenti, finora in possesso della famiglia Bohr, saranno messi a disposizione sul sito dell’archivio nel mese di febbraio. Quale che ne sia il contenuto, la loro pubblicazione riaprirà il dibattito su due delle figure più interessanti della fisica contemporanea e sul ‘mito’ della bomba atomica tedesca.

A metà degli anni Venti, grazie a una borsa di studio della Rockefeller Foundation, Heisenberg, giovane studente con grandi potenzialità, si era trasferito a Copenhaghen per frequentare l’Istituto di Bohr, il fisico danese che nel 1913 aveva proposto un nuovo modello dell’atomo. Ma il rapporto nato allora tra i due fisici non avrebbe retto all’urto della Seconda Guerra Mondiale: nel 1941 Heisenberg è uno scienziato che lavora per la Germania nazista, mentre Bohr fuggirà presto in Inghilterra e poi negli Stati Uniti per partecipare, seppur in minima misura, al progetto Manhattan per la costruzione della bomba atomica.

Già nel 1939 le ricerche condotte nei laboratori di fisica europei avevano individuato nel processo di fissione dell’uranio un possibile mezzo per la costruzione di una bomba di enorme potenza. Nel 1940, negli Stati Uniti si sviluppano le ricerche preliminari che condurranno al progetto Manhattan, mentre in Germania si sviluppano due progetti per lo studio della fissione nucleare. Uno è diretto dallo scienziato nazista Kurt Diebner e l’altro da Werner Heisenberg. Nel 1942 scienziati e militari tedeschi si rendono conto che una bomba basata sul principio della fissione è fattibile, ma richiede diversi anni di ricerca e sperimentazione. A quel punto, i militari interrompono il finanziamento dei progetti che continueranno con il solo obiettivo di ottenere reattori nucleari per la produzione di energia.

La visita di Heisenberg a Bohr avviene poco prima dell’inizio della fase di ricerca sulla fissione negli Stati Uniti e in Germania. Le ipotesi al vaglio degli storici sono diverse. Da un lato Heisenberg ha sempre sostenuto che non aveva alcuna intenzione di fare una bomba atomica, ma che – spinto dal ‘dubbio morale’- voleva solo proporre a Bohr un accordo internazionale fra scienziati per un controllo preventivo sullo sfruttamento della fissione nucleare. Dall’altro si sostiene che Heisenberg volesse convincere Bohr a passare dalla parte dei nazisti o a rivelargli dettagli sul processo di fissione. Questa ipotesi potrebbe spiegare anche la fine dell’amicizia tra i due.

Nel corso del dopoguerra la questione della bomba atomica tedesca è stata oggetto di un intenso dibattito che ha visto protagonisti sia fisici che storici della scienza. Il dibattito è stato caratterizzato da due tesi contrapposte: una, apologetica, proposta nel 1946 dallo stesso Heisenberg secondo cui gli scienziati tedeschi sapevano come fare una bomba atomica, ma avrebbero evitato di dare ai nazisti un’arma così potente; l’altra, polemica, proposta nel 1947 dal fisico americano Samuel Goudsmit, secondo cui gli scienziati tedeschi avrebbero voluto dare a Hitler una bomba, ma corrotti dal nazismo, erano stati incompetenti nella soluzione dei problemi scientifici della fissione.

Nel 1998, il commediografo Michael Frayn ha portato l’incontro Heisenberg-Bohr sul palcoscenico attraverso la pièce teatrale “Copenaghen”. In un ipotetico aldilà, gli spiriti di Bohr, di sua moglie Margrethe e di Heisenberg ricostruiscono gli eventi del 1941. In tal modo i protagonisti prendono vita e vengono proiettati nella Copenaghen del tempo. Il Bohr e l’Heisenberg di Frayn ‘vivono’ le loro teorie fisiche. Nel principio di complementarità che in fisica nega che una particella si possa comportare al tempo stesso come particella e onda, Frayn vede lo stesso Heisenberg che visita Bohr: “Sono il tuo nemico e il tuo amico. Un pericolo per l’umanità e un tuo ospite. Sono una particella e un’onda”. Nel principio di indeterminazione, che in fisica asserisce l’impossibilità di determinare simultaneamente momento e posizione di una particella in movimento, Frayn legge la relazione tra Heisenberg e l’atomica tedesca. In questo Frayn segue l’interpretazione di David Cassidy, uno dei più importanti biografi di Heisenberg, secondo cui sarebbe impossibile stabilire con certezza se Heisenberg puntasse o meno alla realizzazione di un ordigno nucleare. Ma forse presto anche questa incognita sarà svelata.

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