E’ iniziato il 22 maggio a Roma il primo Festival internazionale di fotografia. Per un mese (22 maggio – 21 giugno 2002), tutta la città, dal centro alle periferie, dai grandi musei nazionali alle gallerie private, accoglierà oltre 50 mostre che raccolgono l’opera di 100 artisti. Organizzato dal Comune di Roma e da Zone Attive, il Festival vuole essere un contributo italiano alla rete internazionale dei grandi eventi dedicati alla fotografia.
Il tessuto urbano collegherà tra loro artisti che più diversi non potrebbero essere, dai giovani talenti ad autori affermati come, tra gli altri, Graciela Iturbide, Boris Mikhailov, Manuel Alvarez Bravo, Paolo Pellegrin, Marco Pesaresi, Nan Goldin, Leonard Freed e Paul Fusco. La bellezza del Festival romano sta proprio nel proporre una serie di percorsi cittadini ed artistici che lasciano al visitatore il compito di riempire i vuoti. La visita si svolge attraverso una serie di spazi e di eventi senza un centro, e le sensazioni visive ed emotive trovano il tempo e il modo di sedimentarsi per essere rielaborate e ricordate. Come ha affermato il direttore artistico del Festival, Marco Delogu, queste fotografie così diverse tra loro “compongono i frammenti di una memoria che si va costituendo, attraverso sovrapposizioni tra i percorsi individuali e l’identità collettiva rappresentata dal tessuto urbano. La scelta degli artisti e delle opere non è stata compiuta sulla base di una differenziazione tra tecniche e generi, tra stili e modalità espressive, tra arte e documentazione. E’ stata guidata invece dall’emozione della memoria e dall’equilibrio tra documento ed estetica che caratterizza questa epoca densa di contaminazioni culturali”. Da non perdere, per l’equilibrio felice tra contesto espositivo e opere d’arte, la raccolta di fotografie di Graciela Iturbide – affermata artista messicana – collocata in uno spazio sconosciuto ai più, il Museo Andersen (un piccolo museo recentemente restaurato al Flaminio, in Via Pasquale Stanislao Mancini 20) e le intense fotografie di Paolo Pellegrin su una realtà spesso dimenticata come l’esodo e il ritorno a casa della comunità albanese kosovara tra il 1999 e il 2000, esposte nei Mercati di Traiano, nella splendida cornice dei Fori Imperiali. Ma il Festival non si limita alla fotografia, tra le manifestazioni previste c’è anche un ciclo di film (Palazzo delle Esposizioni, 10-15 giugno, ingresso gratuito) e una serie di incontri aperti al pubblico, tra cui quello con uno dei più grandi reporter e viaggiatori contemporanei, Ryszard Kapuscinski (Ex-Mattatoio di Testaccio, 25 maggio, ore 21).
Quello della fotografia nel nostro paese è uno strano destino. Mentre in Europa esistono decine di musei e gallerie specializzate nella “decima arte”, in Italia non è ancora possibile realizzare eventi che abbiano anche un grande successo di pubblico. Il Festival romano, con le sue molteplici proposte, la maggior parte delle quali gratuite, può essere un ottimo esempio di come sia possibile avvicinare il pubblico alla bellezza e alla complessità di quella che è senza dubbio una delle maggiori espressioni artistiche e culturali dell’età contemporanea.





