I nove punti deboli di E. coli

Un gruppo di ricercatori italiani ha individuato nove antigeni del batterio Escherichia coli in grado di scatenare una risposta immunitaria efficace contro moltissimi ceppi patogeni. La scoperta è importante soprattutto perché lascia intravedere la possibilità di sviluppare un vaccino universale per questi microbi (sempre più resistenti agli antibiotici), causa di diverse patologie tra cui infezioni urinarie, meningite neonatale e diarrea. Lo studio, pubblicato oggi su Pnas, è stato guidato da Rino Rappuoli del Global Head of Vaccines Research della farmaceutica Novartis.

I risultati ottenuti sono frutto della più vasta analisi genomica mai condotta, che ha messo a confronto il Dna di tutti i ceppi di E. coli conosciuti, in grado di dare o meno infezioni. Per prima cosa i ricercatori hanno trovato la sequenza genetica di un ceppo patogeno extra-intestinale di E. coli (ExPEC IHE3034 ST95) isolato da un caso di meningite neonatale; poi l’hanno comparata con le sequenze già note di altri ceppi, sia patogeni sia innocui. In questo modo è stato possibile individuare 19 tratti del Dna presenti in tutti gli E. coli che portano malattie, ma assenti negli altri. Da qui, i genetisti sono risaliti a 230 antigeni (proteine che causano una risposta anticorpale da parte dell’organismo infettato) esclusivi dei ceppi patogeni.

Sperimentazioni condotte sui topi hanno permesso di selezionare, tra questi 230 antigeni, nove che stimolano nel modo più efficace la risposta degli anticorpi. Non solo: il gene che codifica per la maggior parte di questi antigeni è stato trovato nella maggior parte degli E.coli isolati e appare altamente conservativo, il che significa che non muta facilmente. Insieme, queste informazioni rappresentano il punto di partenza per la messa a punto di un vaccino protettivo ad ampio spettro per questo batterio: “La genomica offre potenzialità sempre maggiori nella ricerca, e grazie ad essa abbiamo trovato antigeni che nessuno aveva identificato prima, nonostante l’ E. coli sia uno dei patogeni conosciuti da più tempo e più a fondo”, ha commentato Rappuoli. (t.m.)

Riferimento: doi/10.1073/pnas.0915077107

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