Il drone atterra in verticale

    Uno strano oggetto volante che ha le ali ma anche le zampe. Si tratta dell’aereo robotizzato messo a punto dagli ingegneri della Stanford University, ispirato sia dalla capacità di volo planato dei pesci volanti, che prolungano la durata dei loro salti grazie a pinne adattate a funzionare come ali, che dalle manovre di atterraggio degli scoiattoli volanti che compiono lunghi balzi planati per poi atterrare su superfici verticali.

    I ricercatori del Biometrics and Dexterous Manipulation Laboratory hanno progettato il loro aereo cercando di prendere il meglio dalla capacità innate degli animali. Il prototipo è in grado di volare a circa 9 metri al secondo dopo essere stato lanciato a mano e mantenendo la velocità per un breve tratto grazie a un piccolo motore elettrico a elica. A circa quattro metri da un ostacolo il drone percepisce l’obiettivo e si impenna di 90 gradi aggrappandosi alla propria pista d’atterraggio verticale dopo aver volato per un brevissimo tratto inclinato di 90 gradi rispetto al suolo.

    L’inusuale carrello d’atterraggio è costituito da due braccetti in fibra di carbonio montati su un sistema di ammortizzatori che assorbe l’energia residua che il drone possiede ancora anche dopo la brusca impennata impedendo così il rimbalzo del piccolo aereo. I braccetti terminano con dei piedini dotati di tre dita uncinate retrattili che possono muoversi in maniera indipendente l’una dall’altra in modo da afferrare nel migliore dei modi la pista. Per riprendere il volo, il drone avvia di nuovo il motore, ritrae gli artigli e si rialza, per un breve tratto in verticale prima di riprendere velocità e mettersi in posizione orizzontale.

    Secondo i progettisti il drone potrà essere utilizzato soprattutto a scopi di sorveglianza. Il motore estremamente silenzioso, la possibilità di volare in planata e la capacità di aderire alle pareti lo rendono particolarmente adatto a scenari in cui l’agilità e la versatilità sono essenziali. La possibile futura dotazione di pannelli solari potrebbe consentire inoltre al drone di ricaricarsi durante gli atterraggi, per estendere il proprio raggio d’azione moltiplicando così le possibilità operative.

    Riferimenti e credits immagine: Stanford University

    LASCIA UN COMMENTO

    Please enter your comment!
    Please enter your name here