Indebolire il virus dell’Aids fino a renderlo vulnerabile agli attacchi del nostro sistema immunitario. Un altro passo verso questo importante traguardo è stato fatto in Kenya da Julie Overbaugh e colleghi del Fred Hutchinson Cancer Research Center di Seattle (Usa), che nel Paese africano hanno studiato alcune manifestazioni particolari della malattia.
Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLoS Medicine, potrebbe rappresentare un punto di partenza per la messa a punto di un vaccino. Due semplici modificazioni dell’involucro proteico esterno del virus dell’Aids potrebbero, infatti, indebolirlo fino a renderlo facilmente attaccabile da parte degli anticorpi umani.
Sebbene la maggior parte delle persone colpite dal virus dell’Hiv continuino a sviluppare difese immunitarie anche per molte settimane dopo aver contratto l’infezione, queste raramente riescono a impedire la progressione della malattia. Qualche tempo fa, però, Overbaugh aveva scoperto che, in una delle donne keniote infettate, il virus era facilmente attaccabile dagli anticorpi. Il caso aveva suscitato l’interesse della comunità scientifica ed era stato pubblicato nel 2007 sulla rivista Aids.
Analizzando la struttura del virus della donna, l’equipe ha ora scoperto che la struttura dell’involucro proteico esterno è leggermente diversa rispetto al normale. Due dei quattro aminoacidi della proteina dell’involucro, infatti, risultano modificati in modo da rendere il virus più esposto agli attacchi e quindi vulnerabile. Recentemente sono state scoperte altre mutazioni che indeboliscono il virus. Se questi studi verranno confermati, potrebbero rivelarsi fondamentali per la realizzazione di un vaccino contro il virus dell’Aids, che ogni anno infetta due milioni e mezzo di persone. (s.f.)





