Internauti fuorilegge

In Cina chi usa Internet rischia di macchiarsi di un reato. E’ quanto denuncia Amnesty International nel suo rapporto “Repubblica Popolare Cinese: il controllo dello Stato su Internet”: almeno 33 persone sono arrestate o condannate per reati connessi alla rete. Tra queste: attivisti politici, scrittori e membri di organizzazioni non riconosciute ufficialmente . Due seguaci del movimento spirituale Falun Gong, detenuti per reati relativi a internet, sarebbero morti a seguito di torture o maltrattamenti da parte della polizia. “Gli utenti della rete sono sempre più intrappolati in una serie di norme che limitano i loro diritti umani fondamentali”, spiega Francesco Visioli, coordinatore per la Cina della Sezione Italiana di Amnesty International, “Chiunque navighi può rischiare l’arresto arbitrario e l’imprigionamento”. Nei casi estremi, inoltre, coloro chi diffonde in rete informazioni ritenute ‘segreti di stato’ rischia addirittura la condanna a morte. Dal 1995 le autorità di Pechino hanno emesso oltre 60 norme e regolamenti che limitano la libertà degli utenti: per controllare l’informazione on line sono state adottate misure come il filtro o il blocco dei siti stranieri, l’istituzioni di corpi speciali di polizia, il blocco dei motori di ricerca e la chiusura dei siti antigovernativi. Inoltre, si legge nel rapporto, le tecnologie per rendere possibile la censura sarebbero state fornite alla Cina dalle multinazionali straniere. Nel 2002, oltre 300 società, tra cui il motore di ricerca internazionale Yahoo, sono state costrette a sottoscrivere un “Impegno pubblico di autodisciplina”, che prevede una collaborazione nel controllo della rete e nella limitazione della libertà di informazione. Per questo Amnesty ha chiesto al governo di Pechino di liberare le persone attualmente in prigione o condannate per aver espresso le loro opinioni su Internet e di conformare i regolamenti agli standard internazionali. (r.p.)

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