Irlanda: cosa cambia se vince il sì al referendum sull’aborto

Il 25 maggio l’Irlanda potrebbe scegliere di cambiare la sua costituzione, per entrare finalmente nel folto gruppo di nazioni Ue in cui il ricorso all’aborto è un diritto sancito dalla legge. Per farlo, i cittadini saranno chiamati a scegliere se abrogare o meno il cosiddetto ottavo emendamento, l’articolo della costituzione irlandese che attualmente riconosce pari diritto alla vita sia alla donna che al feto, rendendo di fatto illegale l’aborto se non nel caso in cui la salute della madre sia a rischio. Se le cose andranno come sperato, il parlamento irlandese sarà chiamato a votare una nuova legge in materia di interruzione volontaria della gravidanza, e in assenza dei vincoli costituzionali il governo ha già assicurato che allineerà le norme irlandesi a quelle di paesi come la Francia, la Germania, e l’Italia. In caso di vittoria sarebbe il crollo di una delle ultime roccaforti dell’antiabortismo europeo, una posizione difesa ormai solamente da una manciata di nazioni europee. Quali? E come è destinata a cambiare la legge irlandese? Scopriamolo.

Ottavo emendamento

Attualmente in Irlanda l’aborto è un crimine, radicato nella stessa costituzione. Merito dell’ottavo emendamento, una modifica costituzionale inserita nell’ordinamento irlandese in seguito a un referendum del 1983. Una consultazione fortemente voluta dalle lobby pro-vita del paese per accertarsi che l’interruzione volontaria di gravidanza, già vietata da oltre un secolo, non potesse in alcun caso essere resa legale con una semplice legge ordinaria del parlamento.

L’emendamento fondamentalmente riconosce il diritto alla vita della madre al pari di quello del feto, impedendo di fatto l’approvazione qualsiasi apertura nei confronti dell’aborto. Non a caso, oggi il paese è una delle pochissime nazioni europee in cui l’aborto non è permesso nemmeno in caso di malformazioni fetali e altri problemi che condannino il nascituro a disabilità devastanti, o persino alla morte. In alcuni casi di cronaca eclatanti, donne irlandesi sono state costrette a recarsi nel Regno Unito per abortire ed evitare di dare alla luce un bambino destinato a morire nel giro di poche ore, a causa di patologie congenite come l’anencefalia, una gravissima malformazione fetale che priva il nascituro di ampie parti del cervello e lo condanna a morte certa poco dopo la nascita.

Il referendum dell’83
Passata con il 66% dei voti, dal 1983 la norma costituzionale è diventata vincolante, ma senza chiarire inizialmente in quali circostanze si potesse ricorrere all’aborto per motivi di salute. Una dimenticanza che non solo ha provocato disagi e drammi nel paese, ma è fruttata anche una condanna da parte della Corte europea dei diritti umani. Solo nel 2013, con il Protection of Life During Pregnancy Act il parlamento ha finalmente chiarito in quali circostanze sia possibile ricorrere all’aborto: sostanzialmente quando la vita della madre è in pericolo, per questioni mediche o (ma è un punto estremamente controverso che raramente trova applicazione pratica) per il rischio di un suicidio.

Il 25 cambia tutto
Questa la situazione attuale, destinata però a cambiare radicalmente in caso di vittoria del fronte pro- choice nel referendum del 25. Abolito l’ottavo emendamento, infatti, nulla vieterà al parlamento di emanare una legge che renda legale l’interruzione volontaria di gravidanza (o più precisamente, che metta in primo piano i diritti e i bisogni della donna). Ed in effetti, è quanto ha promesso il governo in caso di vittoria dei sì: una legge che, in linea con la maggior parte delle nazioni europee, garantisca il diritto all’aborto entro le prime 12 settimane di gravidanza, tenendo conto non solo di questioni di salute in senso stretto, ma anche di tutti gli altri motivi che possono spingere una donna a una scelta così sofferta.

Antiabortisti d’Europa
La nuova legge allineerebbe dunque il paese alla maggioranza delle nazioni Ue. La nostra legge 194 (pur con tutti i suoi limiti di applicazione) è un buon esempio: da noi problemi di salute fisica e psicologica, ma anche motivi sociali, economici, familiari, e le circostanze del concepimento, sono tutti fattori che possono giustificare la richiesta di abortire. È vero, bisogna affrontare colloqui che hanno fondamentalmente lo scopo di dissuadere dal proseguimento della procedura, e spesso tra medici obbiettori e tentativi di umiliare la paziente non si tratta di un’esperienza né semplice né indolore. Ma se non nella pratica, almeno in teoria il diritto all’aborto è garantito per tutti i casi in cui una donna può realisticamente decidere di ricorrervi. Stessa cosa in molte altre nazioni europee, come la Francia, la Spagna, la Danimarca, il Portogallo o la Grecia.

A ben vedere, però, scavando un po’ diversi paesi Ue hanno i loro problemi, e le loro ipocrisie. Un buon esempio è la Gran Bretagna, dove la situazione è praticamene all’opposto rispetto a quella italiana: la legge non garantisce il diritto all’aborto, ma lo depenalizza e de facto lo rende possibile. In Uk si può abortire (entro le solite 12 settimane) in caso di pericoli per la salute della madre, sia fisica che psicologica, previo parere positivo di due medici. Non si fa quindi riferimento a questioni sociali, familiari (e neanche a situazioni estreme come una gravidanza nata da una violenza sessuale), o economiche, ma in pratica tutte le donne hanno modo di trovare due sanitari che firmino i fogli necessari, basandosi su un’interpretazione ampia di cosa rappresenti un pericolo per la salute psicologica di una donna incinta (una gravidanza indesiderata evidentemente può rappresentarlo).

L’aborto (al di fuori dei casi appena elencati) è considerato un reato, e come tale è trattato dal codice penale inglese. E sotto questo aspetto non si tratta più di una mera questione di principio. Perché la disponibilità di pillole abortive acquistabili online (illegalmente sia chiaro) ha portato sotto i riflettori le conseguenze del più severo ordinamento europeo in materia di interruzione di gravidanza. La legge, risalente in questo caso all’epoca Vittoriana, prevede infatti la reclusione a vita per le donne che praticano un aborto illegalmente.

Anche in Germania l’aborto è considerato ancora un reato, come stabilito dalla stessa costituzione. La legge in materia(risalente alla fondazione della Germania unita) prevede eccezioni nelle prime 12 settimane per tutti i casi in cui la salute fisica e mentale della donna è a rischio. Una possibilità che in alcuni casi si può estendere (anche in caso di rischi per la salute mentale) anche nelle fasi più avanzate della gravidanza. In ogni caso, grazie a una legge 2010 oggi è obbligatorio partecipare ad una seduta di counseling psicologico prima di poter accedere all’interruzione di gravidanza. In difesa – ha stabilito il parlamento guidato già all’epoca da Angela Merkel – della vita e della salute del nascituro. I medici tedeschi inoltre non possono fornire alcuna informazione sulle pratiche abortive alle loro pazienti. Pena – recita una legge di epoca nazista mai abrogata – una multa salatissima e la reclusione fino a due anni.

Ancora diversa infine la situazione in una manciata di nazione che, come l’Irlanda attualmente, negano il diritto ad abortire quasi in ogni caso. In Polonia ad esempio si può ricorrere all’interruzione di gravidanza unicamente per motivi medici che riguardino la salute della madre o quella del feto, in caso di gravidanze nate da incesti e in caso di stupro. In Finlandia e in Islanda si può fare in caso di malformazioni fetali, in caso di incesto e di stupro. A Cipro solo per malformazioni fetali e stupri. Mentre infine a Malta e nel principato di Andorra (il piccolo regno autonomo situato tra Spagna e Francia) non esiste alcuna possibilità legale per terminare una gravidanza. Questa per ora la situazione Europea. E per sapere se l’Irlanda deciderà finalmente di schierarsi con i vicini più progressisti, o se invece continuerà a seguire la linea dura di Malta e Andorra, beh bisognerà aspettare il 25 maggio. Sperando che in questo caso fake news, bufale e strumenti di disinformazione che sempre più spesso rappresentano l’arma vincente dei movimenti conservatori, non riescano a cambiare radicalmente le previsioni della vigilia.

Via: Wired.it

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