Storytelling, ovvero l’importanza di raccontare storie

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(Foto: Vitolda Klein su Unsplash)

Che cosa ci emoziona quando leggiamo o ascoltiamo una storia? Perché certe pubblicità ci sembrano più efficaci di altre? Che cosa succede nel nostro cervello quando guardiamo un film horror? A queste domande cerca di rispondere la scienza attraverso la ricerca degli equivalenti neurali delle diverse sensazioni ma, come spiega Marco La Rosa, blogger e divulgatore scientifico, le risposte dei neuroscienziati sullo storytelling sono ancora poco soddisfacenti. Modelli sul possibile funzionamento della mente si succedono e si integrano reciprocamente, ciascuno con i suoi limiti e le sue potenzialità. Le teorie del neurologo portoghese Antonio Damasio parlano del coinvolgimento contemporaneo di numerose aree del cervello, corticali e subcorticali, responsabili dell’elaborazione delle emozioni, altri sostengono la “cognizione incarnata” che vede il funzionamento della mente strettamente connesso a quello del corpo, in uno scambio continuo per cui ad ogni emozione corrisponde l’attivazione del sistema sensoriale e di quello motorio, i quali a loro volta influiscono sugli stati emotivi.

Il cervello e lo storytelling

Marco La Rosa
Neuroscienze della narrazione. Lo storytelling nell’era delle neuroscienze e dell’intelligenza artificiale.
Hoepli, 2024
pp. 254, € 24,00

La narratologia, le scienze della narrazione e lo storytelling studiano come il cervello venga stimolato dal discorso narrativo e come il racconto si integri con l’esperienza soggettiva della vita: si attiva una forma di condizionamento per cui le soluzioni suggerite dal racconto possono aiutare a superare difficoltà o, talvolta, perfino ad uscire da una malattia. Narratore e lettore interagiscono attraverso il testo che viene rielaborato da chi ne fruisce; si attiva un processo creativo che permette di trovare anche suggestioni o stimoli che non vi sono reamente contenuti. È stata così messa in evidenza l’importanza del punto di vista di chi legge o ascolta e, rinunciando alla possibilità di una lettura oggettiva, si può ragionare su come ciascuno conferisca un suo particolare significato alla narrazione stessa.

L’efficacia della narrazione

Lo studio di De Rosa prende in considerazione una molteplicità di aspetti che riguardano l’efficacia della narrazione in tutte le sue forme, a cominciare dallo studio delle differenze tra quelle occidentali e quelle orientali. Si scopre che le semplici parole agiscono attivando aree cerebrali che, sollecitate, controllano il funzionamento del corpo e agiscono come strumento di regolazione fisiologica. Le tecniche di neuroimaging supportano l’ipotesi che a ciascun processo della mente corrisponda l’attivazione di una precisa area cerebrale, ma tuttora non è facile collegare agli stati emozionali, spesso piuttosto ambigui, delle precise risposte fisiologiche. Si sono scoperti, invece, processi di sincronizzazione cerebrale forse correlati alla presenza e al funzionamento dei neuroni “specchio” individuati da neuroscienziati italiani una trentina di anni fa: un contenuto in grado di generare una eccitazione emotiva elevata può funzionare come collante sociale costruendo identità collettiva. Gli inni, i cori, le parole d’ordine funzionano coinvolgendo nello stesso modo molteplicità di persone, ma il rischio è che le narrazioni che provocano queste reazioni collettive diventino pericolosamente manipolatorie: la comunicazione pubblicitaria e la propaganda, così come la religione, hanno spesso lo scopo di raggiungere questi risultati.

Strategie di mercato

L’invasione delle neuroscienze in tutti i fatti della vita viene spesso criticata come neuromania, ed è abbastanza ovvio pensare che nelle varie attività si accendano o si spengano diverse aree del cervello. Il problema è rappresentato dalla precisione con cui le macchine registrano questi dati e dai criteri con cui vengono interpretati. Diventa significativa la valutazione dell’empatia: perché è più facile immedesimarsi in certe storie e in certi personaggi piuttosto che in altri? Contano le strutture base del cervello o le esperienze individuali? Alcuni ormoni hanno ruoli determinanti e rinforzano sia le esperienze positive che quelle negative. Il rilascio di cortisolo, il cosiddetto ormone dello stress, può inquietarci fino al punto di farci addirittura abbandonare la narrazione, l’ossitocina favorisce l’immedesimazione con i personaggi. Conoscere i modi di influenzare il pubblico, del resto, è oggi alla base di molte strategie di mercato e molte modalità di condizionamento vengono potenziate dalle ricerche sull’intelligenza artificiale. Nonostante i suoi limiti, i risultati dell’IA superano anche quelli già notevoli del neuromarketing, producendo contenuti ad alto potere persuasivo e ottimizzati con i profili degli utenti.

Neuroscienze e storytelling

Nella seconda parte del libro, De Rosa ci introduce alle molteplici applicazioni delle neuroscienze allo storytelling e, addirittura, alla critica letteraria. Sono stati studiati i meccanismi della comicità e dell’umorismo, dell’horror e del thriller, in situazioni che eccitano la paura e che generano sollievo quando la suspence si risolve con una scarica di dopamina, che può addirittura provocare piacere. Lo stile di una narrazione, la caratterizzazione dei protagonisti, lo svolgimento della trama possono influenzare il godimento fisico del lettore e qualcuno, come per esempio il neuropsicologo canadese Steven Brown, propone un modello in cui il piacere di uno svolgimento narrativo diventa una conseguenza del processo psicologico che avviene nella mente dei personaggi. Non si parla più quindi di una storia divisa in atti con una introduzione, un’acme e una conclusione, né di un viaggio metaforico dell’eroe attraverso varie vicissitudini fino alla conclusione finale. Si suppone invece che le narrazioni più coinvolgenti seguano un modello universale, che all’inizio presenta i personaggi, con le loro caratteristiche, i loro ruoli, i loro obiettivi e le loro motivazioni; segue la descrizione dei conflitti e dei problemi che bisogna affrontare, i rischi e le conseguenze di una sconfitta e l’eventuale dramma interiore, fornendo al lettore i dettagli che possano guidarne l’immaginazione. Altri modelli costruiscono interesse proponendo dei crescendo drammatici, o delle svolte narrative che portano, magari, ad un lieto fine; non esistono ancora tuttavia, modelli di narrazione che garantiscano un successo universale.

Dalle sceneggiature alla mindfulness

Le neuroscienze, sebbene siano ancora in fase sperimentale nei vari campi in cui vengono applicate, intervengono nella scrittura di sceneggiature, provano a spiegare il piacere estetico nelle arti visive, sono efficaci nel coaching e in molte terapie che, come la mindfulness, tendono a collegare aspetti fisici e aspetti mentali ma, soprattutto, sono efficaci in medicina, dove il neurostorytelling diventa di grande aiuto per superare traumi e facilitare la relazione medico paziente, nel rispetto dei principi etici e morali del malato.   Il neuromarketing è ormai alla base di ogni pubblicità ma le possibilità di manipolazione si estendono anche alla diffusione di fake news di tutti i tipi, attivando talvolta delle vere guerre cognitive. Queste diventano sempre più destabilizzanti anche a livello di comunità nazionali, minando la coesione sociale, e la fiducia nelle istituzioni democratiche.

Il diritto alla libertà cognitiva

Il libro riporta anche interviste ad esperti con diverse competenze e si conclude con quella a Luisella Battaglia, docente di bioetica. Vengono messi in evidenza quattro diritti fondamentali che dovrebbero essere riconosciuti e rispettati: la libertà cognitiva, l’integrità mentale, la privacy mentale e la continuità psicologica. Sviluppo tecnologico e neuroscienze sollevano infatti problemi che riguardano la vita di ognuno, ma se fino ad oggi nel web ha prevalso anarchia e insofferenza per qualsiasi ingerenza pubblica sarebbe forse tempo di prospettare una intelligente e responsabile regolamentazione che difenda ogni cittadino dai possibili abusi delle autorità pubbliche e militari.

Foto di Vitolda Klein su Unsplash