Tito Stagno: “La mia conquista della Luna”

Lo sbarco sulla Luna fu seguito in tutto il mondo da oltre 700 milioni di persone. Nel trentennale dell'evento, Galileo ha intervistato Tito Stagno, che raccontò l'evento in diretta tv per il pubblico italiano

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“Houston, qui Base della Tranquillità. L’Aquila è atterrata”. Con queste parole Neil Armstrong annunciò al mondo che l’uomo era arrivato sulla Luna. In Italia erano le 22 e 17 del 20 luglio 1969. L’impresa di Apollo 11 fu l’apice dell’epoca d’oro della corsa verso lo spazio. Una competizione lanciata otto anni prima dal presidente Kennedy in risposta agli exploit sovietici, culminati con il volo di Yuri Gagarin, il primo uomo a orbitare attorno alla Terra, il 12 aprile 1961. Ma la conquista della Luna fu anche uno straordinario evento mediatico, una diretta televisiva seguita in tutto il mondo da oltre 700 milioni di spettatori, 20 milioni solo in Italia. In occasione del trentesimo anniversario dello sbarco, Galileo ha intervistato Tito Stagno che fu il telecronista della televisione italiana.

Cosa ricorda di quel 20 luglio?

“Il nostro lavoro iniziò molto prima dell’allunaggio. Arrivai agli studi della Rai di via Teulada intorno alle 15 e 30. Ricordo ancora il terribile caldo che in quei giorni soffocava Roma. La città era deserta e i 40 gradi di temperatura non invogliavano le persone a uscire. Lo studio 3, da dove trasmettevamo, fortunatamente era ben condizionato. Prima di tutto provammo i collegamenti previsti per la diretta: Houston, molte delle capitali mondiali, tutte le capitali europee, Milano, Torino e Napoli. Eravamo collegati anche con il Quirinale, presieduto a quei tempi da Giuseppe Saragat, e con il Vaticano. Il Papa, che allora era Paolo VI, al momento dello sbarco fece un segno della croce su un monitor, come se volesse benedire la spedizione. La trasmissione fu curata da Aldo Falivena e supervisionata da Biagio Agnes, allora vicedirettore del telegiornale. Iniziammo la diretta vera e propria alle 21 e 30 e andammo avanti fino a mezzanotte. Non fu una semplice cronaca dell’evento, ma un vero e proprio programma televisivo. All’interno della diretta, infatti, vennero trasmessi anche una commedia e una sfilata di modelle vestite da astronauta, e guarda caso una si chiamava Luna. Fu sicuramente la trasmissione più seguita del secolo con un 90 per cento di share e più di 20 milioni di telespettatori”.

E le sue emozioni?

“Quelle più intense le ho vissute nei dodici minuti passati tra il distacco del Lem, l’Aquila, dal modulo di comando Columbia, e il momento dell’allunaggio. Per il resto devo dire che non ebbi particolari problemi. Infatti, tutto andò secondo il copione del “libro di volo”, un volume che la Nasa distribuiva solamente ad alcuni giornalisti che riportava tutte le sigle usate nei dialoghi tra Houston e gli astronauti. Proprio perché conoscevo queste sigle riuscii a fare una telecronaca alla cieca, poiché non disponevo assolutamente di nessuna immagine. E poi ci fu il famoso diverbio con Ruggero Orlando sull’istante esatto dell’allunaggio. Ancora oggi ritengo di aver avuto ragione: è vero che lui era a Houston e io non avevo immagini, ma io potevo ascoltare i dialoghi degli astronauti con il centro di controllo, mentre lui no. Per cui egli annunciò l’allunaggio solamente nel momento in cui vide gli scienziati a terra rilassarsi e accendersi un sigaro”.

A trent’anni di distanza come è cambiato l’impatto che le missioni spaziali hanno sull’opinione pubblica?

“Alla gente interessa solo quello che decisamente è sensazionale e innovativo. Il problema, però, non riguarda soltanto le spedizioni spaziali, ma anche le informazioni quotidiane che leggiamo sui giornali. Per quanto riguarda lo spazio, dal 1969 a oggi solo il disastro dell’Apollo XIII è stato seguito con un minimo di attenzione. Ritengo di poter dire che, tranne nel caso di un avvistamento di marziani, anche un eventuale sbarco su Marte non susciterebbe l’interesse della notte di quel 20 luglio”.

Lo scorso anno, il nuovo viaggio spaziale di ‘nonno’ John Glenn fu commentato da Walter Cronkite, lo stesso che fece la telecronaca della prima missione dell’astronauta ormai ultra settantenne. Sarebbe piaciuto anche a lei commentare un’altra impresa spaziale?

“Certo, anche perché il mio unico rimpianto fu quello di non trovarmi sul posto, proprio sulla Luna. Con le moderne tecnologie, non è da escludere che tra qualche anno ci saranno dei cronisti nell’equipaggio. Essi potranno raccontare con molti più dettagli ciò che accade fuori dalla nostra atmosfera. Ecco perché sono pienamente d’accordo con quanto afferma lo stesso Cronkite: nel 2000 essere dei bravi cronisti non basterà più. Bisognerà conoscere meglio ciò che si descrive senza lasciare nulla all’improvvisazione”.


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