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L’importante è programmare

di
Mauro Scanu

Quattro titolari e due riserve stanno per partire dall’Italia alla volta della Corea del Sud: questa volta, però, il campo di gioco non sarà un terreno erboso ma un’aula della Kyung Hee University di Yong-In. Nella settimana tra il 18 e il 25 agosto, infatti, nel Paese asiatico si svolgerà la quattordicesima edizione delle Olimpiadi Internazionali dell’Informatica. La competizione, alla quale parteciperanno più di 70 paesi, è patrocinata dall’Unesco ed è un vero e proprio torneo di programmazione al computer, destinato ai ragazzi al di sotto dei vent’anni.La partecipazione della squadra italiana è il frutto di un accordo tra il Ministero per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca (Miur) e l’Aica, l’Associazione Italiana per l’Informatica e il Calcolo Automatico, finalizzato alla promozione della cultura del computer nel nostro Paese. “L’obiettivo principale della manifestazione è quello di far nascere l’interesse per la disciplina nei giovani”, dice Bruno Fadini dell’Università Federico II di Napoli, presidente del Comitato Olimpico Italiano. “L’informatica infatti sconta ancora un ritardo molto grave nei confronti degli altri insegnamenti come la matematica. Il problema ha senza dubbio una dimensione planetaria, ma in Italia, il Paese di Croce e della cultura umanistica, il divario diventa ancora più evidente”. Per far fronte a questi problemi, l’Aica dal 1961 lavora per stimolare una nuova sensibilità soprattutto in ambito istituzionale che, secondo Fadini, è una delle prime cause del ritardo: “Il vero problema è nella scuola. Da anni cerchiamo di trasmettere questa preoccupazione alla Commissione dei cicli del Miur, affinché l’informatica venga inserita nei programmi scolastici di tutti gli istituti superiori, compreso il liceo classico. Non basta che ci sia un computer in ogni casa se mancano gli elementi culturali per usarlo al meglio”.Negli ultimi anni, oltre alle Olimpiadi dell’Informatica, l’Aica, che è un’associazione senza scopo di lucro, ha collaborato con successo all’inserimento in Italia della certificazione Ecdl, meglio conosciuta come patente europea del computer, e alla creazione di una serie di iniziative didattiche per gli insegnanti come Didamatica. Ma in cosa consistono le gare che si terranno in Corea? I ragazzi saranno impegnati in diverse prove di “problem solving”, cioè la risoluzione di problemi, attraverso l’utilizzo di linguaggi di programmazione come il C++ o il Pascal. I tempi di realizzazione vengono cronometrati e alla fine i programmi sono testati da altri computer che ne verificano il funzionamento. Un esempio classico di prova è lo sviluppo di un algoritmo che calcoli la distanza minima tra diverse città: “Può sembrare una cosa semplice”, commenta Fadini, “ma posso assicurare che quando le città in questione diventano centinaia di migliaia il compito è tutt’altro che banale”.Le Olimpiadi dell’Informatica non sono quindi un’esperienza per tutti. Nelle fasi preliminari hanno la funzione di attirare i ragazzi alla disciplina, ma gradualmente si trasformano in un trampolino per piccoli geni. Alla prima fase di selezione, quella scolastica, hanno partecipato circa 7500 studenti di 350 istituti. Poi attraverso ulteriori prove regionali e nazionali è stato scelto il gruppetto dei 20 che si è “allenato” alla Libera Università di Castellanza in attesa dell’ultima selezione. “Questi ragazzi sono sollecitati al limite delle loro capacità, già piuttosto elevate. Esattamente quello che capita agli atleti professionisti durante le olimpiadi sportive”, spiega Fadini.I titolari della squadra sono Paolo Codenotti (16 anni, Pisa), Stefano Maggiolo (17, Padova), Alessio Orlandi (18, Alessandria) e Maurizio Sambati (19, Firenze), le riserve Alberto Arri (19, Asti) e Perluigi Rolando (19, Torino). Il fatto che siano tutti ragazzi sembra non essere una coincidenza: è un problema che si riscontra in tutti i Paesi europei. “Probabilmente in Occidente questa disciplina è ancora considerata come essenzialmente “artigianale” e, di conseguenza, non attira tanto le ragazze”, commenta Fadini, “Ma in Oriente è diverso. Nelle passate competizioni sono stato piacevolmente sorpreso nel vedere molte ragazze sul podio, soprattutto indiane e iraniane, fra cui anche una con il chador”.

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