Sono stati annunciati oggi, a Milano, i nomi delle cinque vincitrici delle borse di studio messe in palio per il 2010 da L’Oreal Italia per le donne e la scienza, il programma sostenuto dall’Unesco e dedicato alle giovani ricercatrici del nostro paese. Sono Valentina Domenici, Marina Faiella (entrambe chimiche), Cinzia Chiandetti (psicologa sperimentale), Lavinia Nardinocchi (biotecnologa) e Maria Ludovica Saccà (biologa), tutte tra i 25 e 33 anni di età. I loro progetti di ricerca sono stati valutati da una giuria presieduta dall’oncologo Umberto Veronesi e premiati con un assegno di 15 mila euro. Ecco, in breve, di cosa si occupano.
Si chiama “La fisica nel pollaio” il progetto di Cinzia Chiandetti, ricercatrice che si occupa di cognizione animale presso il Centro interdipartimentale mente/cervello (Cimec) dell’Università di Trento a Rovereto. Lo scopo dello studio, che sarà svolto sul pulcino di pollo domestico (Gallus gallus), è comprendere se la rappresentazione mentale degli oggetti e delle loro interazioni (in base alla geometria e alle proprietà fisiche) siano conoscenze precostituite o meno. “Anche chi non ha avuto un addestramento scolastico formale è comunque in grado di crearsi una rappresentazione degli oggetti del mondo fisico, e di interpretare le loro interazioni secondo categorie cognitive semplici”, ha spiegato Chiandetti. Si tratta quindi di indagare le origini biologiche di questa ‘fisica ingenua’.
Valentina Domenici, post-doc alla University of North Carolina (Usa) e Marie Curie Fellow al Jozef Stefan Institute di Lubiana, si dedica da anni allo studio di una nuova generazione di agenti di contrasto per l’imaging a risonanza magnetica (Mri) a 7 Tesla, un importante strumento diagnostico per i tumori. L’idea è quella di individuare degli agenti di contrasto che siano specifici per i diversi target. Attualmente, infatti, queste sostanze non sono selettive, ma raggiungono indistintamente tutte le aree del corpo, rendendo necessarie elevate concentrazioni. Il suo progetto “Caratterizzazione chimico-fisica di nuovi agenti di contrasto per risonanza magnetica di imaging (Mri) a 7 Tesla” sarà condotto presso il Dipartimento di chimica e chimica industriale dell’Università di Pisa.
Dottoranda alla Università Federico II di Napoli, Marina Faiella è la più giovane delle cinque vincitrici e si occupa di proteine artificiali, in particolare delle loro potenzialità “ecosostenibili”. Il contributo di 15 mila euro servirà infatti per indagare le possibili applicazioni di nuove proteine sintetiche in processi industriali, farmaceutici e diagnostici. L’obiettivo della ricercatrice è dotare queste molecole di funzioni non ancora osservate in natura. Il progetto “Modelli di metalloproteine: sviluppo di sistemi cataliticamente attivi” punterà alla sintesi di mini molecole (contenenti metalli e in grado di innescare o velocizzare le reazioni chimiche) che potrebbero essere utilizzate come sensori o agenti detossificanti. Lo studio sarà condotto presso Dipartimento di chimica Paolo Corradini dell’ateneo campano.
Anche Lavinia Nardinocchi sta concludendo il dottorato. La sua attività di ricerca è nel campo dell’Endocrinologia e medicina molecolare presso l’Istituto nazionale tumori Regina Elena di Roma, e il suo obiettivo è studiare gli effetti della combinazione chemio-zinco e radio-zinco sulla crescita del glioblastoma. Si tratta del tipo di tumore al cervello più diffuso (rappresenta 50 per cento di tutti i tumori del cervello diagnosticati ogni anno), più aggressivo e più difficile da trattare. I risultati di studi condotti precedentemente dall’Istituto romano indicano che lo zinco potrebbe riattivare la sensibilità di alcuni tipi di tumori ai farmaci antitumorali. Obiettivo del suo studio sarà indagare la reale efficacia di una terapia combinata con questa molecola – attraverso esperimenti in vitro e su modelli animali – contro la proliferazione del glioblastoma.
Maria Ludovica Saccà, European PhD all’Università di Bologna, studia i contaminanti emergenti, i loro effetti sugli ecosistemi acquatici e l’uso dei microrganismi per la loro rimozione. La borsa di studio andrà infatti proprio per un progetto in questo campo. I rischi – ha spiegato la ricercatrice – vanno dai danni collaterali agli organismi non bersaglio, fino ai fenomeni di farmaco-resistenza. La studio indagherà l’uso di microrganismi batterici o fungini nelle strategie di decontaminazione. (t.m.)





