Rivelare la materia oscura, un mistero incredibile ma vero

(Foto: Nasa)

Il cielo stellato continua a suscitare ammirazione e venerazione, anche quando ci si limiti a considerarne solo l’aspetto puramente scientifico, anzi forse specialmente in questo caso. Più a fondo se ne studia la struttura, più questa rivela la sua complessità, in una caccia al tesoro che in ogni epoca propone colpi di scena che portano a radicali ripensamenti. Mentre i più ancora faticano a credere che big bang, buchi neri, onde gravitazionali e pianeti extrasolari siano più di semplici espedienti teorici utili a conciliare il crescente numero di osservazioni astronomiche, ecco aggiungersene di nuove, inattese e misteriose, indifferenti alla nostra capacità di comprenderle. Tra le tessere di questo rompicapo spiccano materia ed energia oscura, entità delle quali ben molto poco ancora si conosce.

Focus sulla materia oscura

Il volume  “Le entità oscure. Viaggio ai limiti dell’Universo” di Cristiano Galbiati (Feltrinelli 2018) accenna all’energia oscura, ma l’attenzione si concentra soprattutto sulla materia oscura. Le osservazioni astronomiche ne hanno insistentemente suggerito l’esistenza, ma poco hanno potuto chiarire della sua natura, come la pressoché inesistente interazione con la materia ordinaria, se non mediante l’attrazione gravitazionale.

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“Le entità oscure. Viaggio ai limiti dell’Universo”, Cristiano Galbiati, Feltrinelli 2018, pp. 192, 16,00€, ISBN: 9788807492396.

Galbiati, che divide la sua attività professionale tra Princeton e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso, è ben consapevole della difficoltà di rilevare interazioni tra materia oscura e ordinaria nei laboratori terrestri, anche se si tratta di un’attività che ha già dato alcuni frutti. E cosa può servire a rivelare materia oscura se non materia esotica: argon liquido, in quantità enorme, raccolto in vasche ancora una volta nel cuore delle montagne? Non semplice argon atmosferico beninteso, contaminato da una varietà isotopica che lo rende inadatto allo scopo, ma ricavato da una colonna per distillazione frazionata più alta della Tour Eiffel, incastonata nel sottosuolo, tra le profonde gallerie di una miniera dismessa nel Sulcis Iglesiente, impianto il cui lascito, una volta esaurito lo scopo primario, sarà quello di generare in abbondanza isotopi essenziali nella diagnostica non invasiva di patologie neoplastiche…

Insomma, tali e tante sono le trame che si incrociano in questo libro, da renderlo simile ad un racconto di fantascienza. Mentre la cosa bella è che qui è tutto vero. Incredibile, ma vero.

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