Mostre di matematica: strategia interessante o nuova moda?

“Si conferma una sensazione che da qualche tempo è diffusa tra i matematici italiani più attenti ai problemi di divulgazione della loro disciplina: la sensazione che si stia estendendo nell’opinione pubblica l’interesse non solo verso mostre genericamente dedicate al sapere scientifico nelle quali compare il contributo dei matematici alla costruzione collettiva, ma anche verso esposizioni esplicitamente e programmaticamente dedicate ad illustrare i risultati della matematica…si tratta di forme adeguate di comunicazione della cultura matematica, uno strumento sulla cui costruzione valga la pena di investire capacità e quattrini?”

Parole, parole di più di dieci anni fa. Altre parole, scritte venticinque anni fa. Chi le scriveva aveva ben chiaro di non avere nessuna intenzione di organizzare una mostra didattica di matematica né una mostra pensata per studenti ed insegnanti per aggiornare le loro conoscenze.

“L’idea alla base della mostra L’occhio di Horus: itinerari nell’immaginario matematico è stata quella sì di fornire delle informazioni, anche didattiche nel senso più ampio del termine, ma di non fermarsi a questo…Si è soprattutto capovolto il punto di vista della esposizione da cui partiva la mostra (Bologna, Parma, Milano, Roma per più di sei mesi), Horizons Mathèmatiques de la Villette di Parigi. Non una mostra didattica che fornisce informazioni e spiegazioni su alcuni aspetti della matematica, ma una mostra di matematica in cui siano inserite delle sezioni più strettamente informative e didattiche. Una mostra però alla quale si va per vedere cosa? Si è chiesta la collaborazione oltre che di matematici, di artisti e designer che potessero essere sensibili ai temi che la mostra affrontava. Primo fra tutti la topologia (oggi alla base di tante architettura contemporanea). Per far comprendere come alcune idee matematiche sono state e continuano ad essere parte della Cultura nel senso che hanno influenzato, non soltanto subito le influenze, degli altri settori del sapere umano (se ha un senso la parola altri in questo ambito).”

Il punto di partenza della mostra Occhio di Horus erano da un lato le esperienze di Emma Castelnuovo, le sue mostre “povere” pieni di idee affascinanti, che chi organizzò la mostra aveva visto alla scuola Tasso di Roma, e il libro di Morris Kline “La matematica nella civiltà occidentale”, oltre a “Growth and Form” di D’Arcy Thompson e i documentari d’arte di Luciano Emmer. Solo per fare pochissimi esempi. Matematica è/e cultura. Pochi anni dopo nasceva il convegno (che continua tutt’ora) Matematica e cultura a Venezia. Circa 25 volumi in italiano ed inglese realizzati sino ad oggi. Perché l’idea iniziale della mostra era di non creare qualcosa di effimero ma qualcosa di duraturo che potesse essere utile a mantenere interesse nei riguardi della cultura matematica. Agli inizi degli anni novanta inzia il grande boom nel cinema, nel teatro, della letteratura della matematica. Realizzare qualcosa che portasse a incidere nel profondo e continuasse a farlo.

MateInItaly: la mostra di Milano. Sede della mostra il palazzo della Triennale di Milano, la stessa sede in cui nel 1936 il grande artista ed architetto Max Bill, scomparso nel 1994, presentò la prima versione della scultura topologica Nastro infinito. Hanno partecipato alla organizzazione le tre università di Milano, la Statale, la Bocconi, e Milano-Bicocca, con il contributo di altre università italiane e molte altre istituzioni. Chi scriveva le parole citate all’inizio, Simonetta Di Sieno, è tra gli ideatori del progetto scientifico. Nell’introduzione del catalogo della mostra di Milano si legge:

“Il nostro impegno nel campo della divulgazione nasce dall’insoddisfazione per il posto che alla matematica viene assegnato nella cultura del nostro paese… Pensiamo che la matematica sia un’avventura culturale per certi versi del tutto originale ma per altri analoga a tutte quelle che hanno fatto la storia dell’uomo.” Per vedere cosa? L’idea è quella di parlare della matematica in Italia, avendo presente che la matematica è per sua natura una disciplina internazionale, e di parlare dei matematici italiani, dei loro risultati, dei loro sogni, delle loro ambizioni. Titolo, Matematici alla scoperta del futuro: MatEiNitaLY.

Sezioni della mostra: Contare, misurare, calcolare, i numeri per riassumere; procedendo verso il futuro, per rispondere alla domanda “che cosa fanno i matematici tutto il giorno?”; il problema dei modelli matematici; le carte geografiche, come descrivere la terra senza perdere informazioni; i modelli matematici e la natura, il matematico Vito Volterra; le simulazioni matematiche di fluidodinamica per la barca svizzera Alinghi, per migliorare le prestazioni degli atleti nell’acqua. La matematica pura, l’ astrazione; il periodo d’oro del Novecento, le nuove geometrie. La quattro dimensioni, gli oggetti, le animazioni. Interviste a giovani matematici sui loro sogni ed ambizioni.

Funziona l’allestimento? Una premessa che scrivevo nella prefazione alla mostra di Horus nel 1989: “Non si può mostrare ovvero discutere, dibattere, spiegare, tutta la matematica contemporanea. Come ogni scienza la matematica è divisa in differenti settori, ognuno con le sue metodologie, le proprie regole; in moltissimi casi è impossibile far capire ai non addetti ai lavori i problemi trattati.” Quindi si tratta di scegliere.

La prima scelta che è stata fatta è di puntare molto su tecnologie visive. Quindi grandi schermi, proiezioni ovunque, animazioni, alcune molto suggestive, di Gian Marco Todesco, esperto di animazione 2D per il cinema, che con la sua società a Roma, la Digital Video, ha fornito tra l’altro il software per le animazioni di quasi tutti i film di Miyazaki. Ovviamente la tecnologia non risolve i problemi di presentare un argomento in modo più o meno interessante. Aiuta ma non basta. In alcuni casi il connubio funziona molto bene come è il caso delle simulazioni del gruppo di ricerca di Alfio Quarteroni, team leader per le simulazioni della barca Alinghi che vincerà la coppa America. Molto interessante e esplicativa la grande animazione dei movementi dell’acqua attorno al corpo di un nuotatore, matematica applicata in azione. Interessanti le animazioni dei solidi in tre e quattro dimensione. Interessante, certo non nuova, l’idea di avere i testimoni, matematici e non solo che, che spiegano in persona, in video, ad altezza naturale. Una costante oramai nelle mostre non solo di matematica, di matematica ed arte, come a Parigi nel 2012, e in quelle di arte. Il virtuale intervento dei protagonisti, anche se alla mostra alla Triennale si perdevano un poco nell’ambiente. Altre idee poco innovative, forse necessarie, sui numeri, Fibonacci, prospettiva. Magari un nuovo modo di trattare la questione. Resta sempre come esempio mirabile su questi argomenti il film di Paperino del 1956. Non molto interessante la sezione sui solidi a quattro dimensioni (visti in molte situazioni) salvo le animazioni computerizzate di Todesco. I giochi alla fine della mostra, anche se legati a problemi matematici, come i quasi cristalli di Penrose (del 1975), e i frattali, non molto efficaci. Il problema forse più importante è che si ha l’impressione conoscendo tutti gli ideatori, che sia mancata una vera mente organizzatrice che ha ordinato e pensato il percorso espositivo. Ognuno ha voluto mostrare le cose di cui è esperto, ma l’insieme ne risulta frazionato, l’impressione è di una certa casualità. Forse un maggior sforzo per rendere unitario il tutto sarebbe stato necesaario. Un esempio è la lettera di rifiuto di prestare giuramento al regime fascista nel 1931, solo dodici docenti universitari, tra cui il famoso matematico Vito Volterra. Dietro una parete, rischia di essere ignorata. Benissimo la storia, ma integrata con tutto il resto. Integrazione è forse la parola che è un poco mancata. 

Bibliografia

R. Betti, G. Bini, M. Dedò, S. Di Sieno, A. Guerraggio, eds., MaTeinItaly, catalogo della mostra, Egea, Milano, 2014.

S. Di Sieno, Mostre di matematica: soltanto una nuova moda o una strategia interessante? Bollettino UMI, La matematica nella Società e nella Cultura, Serie VIII, Vol. V.A, dciembre 2002, p. 491-514.

M. Emmer, ed. L’occhio di Horus: Itinerari nell’Immaginario matematico, Ist. Enciclopedia Italiana Roma, 1989.

Credits immagine: Isaías Campbell/Flickr

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