Perché esistono i maschi

 Gli scienziati se lo chiedono ormai da anni: come mai la selezione naturale, famosa per la sua spietata efficienza, permette ancora l’esistenza di esemplari maschili quando, in moltissime specie, il loro unico contributo al meccanismo della riproduzione sono gli spermatozoi?

Una risposta arriva oggi da uno studio pubblicato su Nature: la presenza del maschio assicura una migliore salute e una maggiore protezione dall’estinzione. Sarebbero queste le conseguenze della selezione sessuale, in cui i maschi competono tra loro e la femmina sceglie con chi accoppiarsi, e proprio per questo la riproduzione sessuata rimarrebbe il meccanismo predominante per la produzione di nuovi esemplari.

“La selezione sessuale avviene quando i maschi competono per la riproduzione e le femmine effettuano la scelta, e l’esistenza di due diversi sessi incoraggia questo processo,” ha spiegato Matt Gage della University of East Anglia, autore principale dello studio, “Alla fine, stabilisce quali geni verranno trasmessi alla generazione successiva, quindi è una forza evolutiva assai diffusa e potente.”

Gage ha anche spiegato che, dal punto di vista dell’efficienza, la riproduzione sessuata non conviene: perché ricorre a un meccanismo che comporta tanti lati negativi, primo tra tutti il fatto che solo metà della progenie, le femmine, saranno nuovamente in grado di procreare. “Nel corso della nostra ricerca volevamo capire come la selezione Darwiniana permette a questo meccanismo riproduttivo così diffuso eppure apparentemente inefficiente di persistere, quando di fatto un sistema in cui tutti gli individui generano a loro volta nuovi individui in grado di riprodursi, come ad esempio una popolazione asessuata di sole femmine, è assai più vantaggioso,” ha aggiunto Gage.

Per studiare il ruolo della selezione sessuale, i ricercatori hanno cresciuto varie generazioni di Tenebrionidae, dei coleotteri, per 10 anni, in condizioni controllate in laboratorio. Le uniche differenze tra le diverse popolazioni era l’intensità della selezione sessuale durante ogni fase riproduttiva degli adulti, che variava da una competizione intensa (90 esemplari maschi e 10 femmine) all’assenza completa di selezione (singoli maschi e femmine in coppie monogame).

Dai dati ottenuti, gli scienziati hanno osservato che le popolazioni sottoposte a una intensa selezione sessuale presentavano una salute migliore ed erano più resistenti all’estinzione anche quando veniva presa in considerazione l’endogamia. Le popolazioni che mostravano invece un’assenza di selezione sessuale presentavano una salute in declino più rapido e, nel caso della presenza di endogamia, si estinguevano entro la decima generazione.

“Questi risultati mostrano come la selezione sessuale sia importante per la salute e la persistenza di una popolazione, perché aiuta ad eliminare i fattori negativi e a mantenere una variazione genetica positiva”, ha spiegato Gage, aggiungendo che quando questo non avviene, le specie accumulano mutazioni deleterie nel loro codice genetico, che le portano sempre più vicine all’estinzione.

Riferimenti: Nature doi: 10.1038/nature14419

Credits immagine: University of East Anglia

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1 commento

  1. la teoria sono sicuro di averla letta già diverso tempo fa. la dimostrazione mi sembrerebbe insita nel fatto che le specie evolute, quelle in cui errori di trasmissione risultano più probabili e un filtro risulta necessario e più utile che non un numero doppio di fattrici, si basano su riproduzione sessuata. La riproduzione asessuata rimane invece funzionale per specie più semplici in cui vince il vantaggio di un numero doppio di fattrici risulta vincente in assenza di gravi errori da filtrare.
    Dall’articolo non si capisce la necessità di tale sperimentazione o comunque non se ne intuisce l’innovatività.

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