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Perché non sempre piove sul bagnato

Gli acquazzoni estivi, quelli che di solito si scatenano al termine di una torrida giornata di sole, colpiscono più spesso i territori aridi. Con buona pace dei più sofisticati modelli computerizzati a disposizione dei meteorologi, che predicono, invece, esattamente il contrario. La scoperta, frutto della collaborazione tra diversi gruppi di ricerca europei coordinati da Chris Taylor del NERC (Natural Environment Research Council), è stata pubblicata su Nature.

Le piogge convettive, come gli acquazzoni estivi, sono precipitazioni circoscritte a zone piuttosto limitate, causate dall’aria calda che dal suolo risale fino agli strati più alti dell’atmosfera, condensandosi in nuvole e ricadendo localmente sul terreno. Di solito nel pomeriggio, ovvero dopo un’intensa giornata di caldo.

“Si è sempre pensato che i terreni umidi garantissero una maggiore evaporazione, e che questa a sua volta portasse a un maggior numero di precipitazioni”, spiega uno degli autori, Wouter Dorigo della Vienna University of Technology. “Questo implicherebbe un sistema di feedback positivo: terreni più umidi portano a un numero maggiore di precipitazioni, mentre le regioni secche tendono a rimanere tali”.

Eppure quanto osservato dai ricercatori suggerisce tutt’altro scenario: “Abbiamo analizzato i dati provenienti da diverse misurazioni satellitari dell’umidità del suolo su tutto il pianeta, con una risoluzione da 50 a 100 chilometri” continua Dorigo: “E i risultati hanno dimostrato che le precipitazioni convettive sono più comuni sui terreni aridi.”

I ricercatori sono ora al lavoro per trovare una spiegazione al fenomeno osservato, che contraddice le previsioni dei sei più affidabili modelli climatici computerizzati esistenti. Dorigo intanto ipotizza che i terreni aridi, riscaldandosi più facilmente, potrebbero produrre correnti ascensionali più forti, che a loro volta potrebbero spiegare la maggiore facilità con cui si formano le nubi. Il fenomeno risulta però ancora troppo complicato per poter essere descritto con i modelli attualmente disponibili.

Riferimenti: Nature (2012) doi:10.1038/nature11377

Credits immagine: F. Guichard & L. Kergoat, AMMA project, CNRS copyright

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