Più efficaci dopo i pasti

L’efficacia di alcuni medicinali viene amplificata da determinati alimenti e uno studio, pubblicato sul Journal of Clinical Oncology, dà una stima dei possibili benefici economici di questa scoperta.

L’articolo di due oncologi dell’Università di Chicago, Mark Ratain ed Ezra Cohen, richiama l’attenzione sui risultati di una ricerca del Dartmouth College di
Hanover (Usa), presentata lo scorso giugno all’American Society for Clinical Oncology, e mette in luce la stretta correlazione fra l’assunzione di cibo e l’efficacia di medicine antitumorali particolarmente costose.

Assumere il Lapatinib (un farmaco contro i tumori al seno) dopo i pasti, per esempio, aumenta  il grado di assimilazione del medicinale del 167 per cento, rispetto a quanto osservato in pazienti che ne fanno uso a digiuno, come raccomandato nel foglio illustrativo. Questa percentuale sale fino al 325 per cento se il medicinale viene preso dopo un pasto particolarmente ricco di grassi. L’effetto del farmaco assunto in queste condizioni sembra essere anche più duraturo.

Le conseguenze economiche di questa scoperta sono evidenti: “Semplicemente prendendo il medicinale dopo aver mangiato, piuttosto che a stomaco vuoto”, afferma Ratain, “se ne può potenzialmente utilizzare il 40 per cento in meno. E visto che il costo del Lapatinib sfiora i tre mila dollari al mese, questo accorgimento potrebbe far risparmiare a ciascun paziente oltre 1.740 dollari al mese”.

È stato inoltre osservato che anche il succo di pompelmo rende il farmaco più efficace: si potrebbe arrivare a un risparmio economico anche dell’80 per cento. “Dall’assunzione di una sola pillola di Lapatinib dopo un pasto integrato con succo di pompelmo, ci aspettiamo una concentrazione di principio attivo nel sangue pari a a quella di cinque pillole ingerite a stomaco vuoto”, dichiara Ratain.

Il maggiore assorbimento del medicinale da parte dell’organismo, inoltre, contrasterebbe alcuni effetti collaterali, come gli episodi di diarrea, causata dalle sostanze contenute nel medicinale e non assimilate.

Gli studiosi raccomandano in ogni caso di non tentare abbinamenti di propria iniziativa, ricordando l’attuale mancanza di dati certi sugli effetti delle associazioni fra cibi e farmaci, e l’esistenza di una grande variabilità fra individuo e individuo.

Ratain e Cohen stanno al momento conducendo uno studio per descrivere gli effetti della combinazione di un altro farmaco, il Sirolimus (rapamicina), con il succo di pompelmo e ritengono che siano molte decine i medicinali che potrebbero presentare caratteristiche analoghe.

(s.s.)