Più poteri a Regioni e Provincie

Quello che le associazioni ambientaliste temevano si è verifacato: il Senato ha approvato ieri un emendamento che permette a Regioni e Provincie di allungare il calendario venatorio. La modifica dell’articolo 38 del ddl Comunitaria infatti consente di derogare ai limiti attuali della stagione venatoria (dal 1° settembre al 31 gennaio) per gli uccelli migratori e altre specie, mentre resta il limite dei cinque mesi per alcuni mammiferi

Una decisione che ha scontentato non solo il blocco animalista, che si prepara a “una battaglia epocale” in vista della discussione alla Camera, ma anche esponenti del governo. Il ministro dell’Ambiente Prestigiacomo in primis: “Avevamo raggiunto un faticoso accordo, questo voto rappresenta un colpo di mano”.

Ma cosa accadrebbe se la nuova norma ottenesse l’approvazione anche della Camera? Il rischio, dicono in un comunicato congiunto le associazioni animaliste (Amici della Terra, Animalisti italiani, Enpa, Fare verde, Greenpeace, Lac, Lav, Legambiente, Lida, Lipu- Birdlife Italia, Memento naturae, No alla caccia, Oipa, Vittime della caccia, Vas, Wwf), sarebbe quello di veder circolare le doppiette anche nei mesi delicatissimi di febbraio e agosto. La Lipu (Lega italiana protezione uccelli) ha stimato che 34  specie di uccelli rischieranno di essere abbattute fuori stagione, 18 delle quali si trovano in cattivo stato di conservazione: la Beccaccia, la Quaglia, l’Allodola  e molte specie di anatre tra cui la Canapiglia e il Codone, già oggi cacciate in periodo di migrazione prenuziale.

Forse per indorare un po’ la pillola nell’emendamento approvato ieri è stato introdotto l’obbligo di consultare l’Ispra (Istituto superiore protezione e ricerca ambientale) prima di spostare qualunque data. La strategia però non ha funzionato e il fronte anti caccia resta convinto che la nuova norma sia dannosa per la fauna e renda ancora più rischioso passeggiare nella natura.(g.d.o)

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