Pugno di ferro contro la riforma

Esplode la protesta contro la riforma dell’università e della ricerca. Dopo il colpo di mano della settimana scorsa, con il disegno di legge approvato al Senato senza che fosse preliminarmente discusso nelle Commissioni Cultura e Bilancio del Senato, in tutta Italia si è scatenata la mobilitazione di studenti, ricercatori e docenti con occupazioni delle aule, blocchi della didattica e lezioni in piazza. L’agitazione durerà almeno fino alla votazione alla Camera, prevista per la prossima settimana. Per esempio, nelle Università di Roma I e Roma III da lunedì sono occupate le facoltà di Fisica e Matematica, a cui si sono aggiunte Chimica, Scienze umanistiche, Lettere e Filosofia, Scienze della Comunicazione e Sociologia, Psicologia e Scienze politiche. Le lezioni sono ferme in molte altre facoltà. Oggi un corteo pacifico di diecimila persone ha percorso le strade della capitale intorno a La Sapienza. Tra le richieste dei manifestanti, il ritiro della riforma Moratti-Zecchino e lo stop al processo di precarizzazione del personale della ricerca: la riforma prevede, infatti, la scomparsa del contratto a tempo indeterminato per i ricercatori, sostituito dal contratto triennale. Anche i vertici delle organizzazioni universitarie si sono espressi contro il Ddl Moratti: la Conferenza dei rettori ha chiesto oggi in un documento firmato all’unanimità, “modifiche integrali del testo del decreto, perché lede l’autonomia degli atenei sancita dalla Costituzione e non risolve il problema della figura del ricercatore”. La Crui ha invitato la Camera a non votare un provvedimento che taglia di fatto le risorse alla ricerca. (m.c.)

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