Che lo si chiami Internet veloce, fast Internet, Internet a banda larga il soggetto non cambia: si sta sempre parlando di Adsl. Fino a qualche anno fa sembrava che per avere servizi di rete di alta qualità (streaming video, videoconferenza, interattività avanzata) ci fosse un’unica soluzione: la fibra ottica. Poi la sigla Adsl (Asymmetric Digital Subscriber Line) ha cominciato a circolare, e tutto è cambiato. Si tratta di una tecnologia di comunicazione in grado di aumentare enormemente la capacità di trasferimento dati di un normale doppino telefonico. A livello teorico stiamo parlando di un incremento notevolissimo, fino a 140 volte rispetto al più potente modem analogico oggi in commercio. Ma davvero l’Adsl manterrà le sue promesse? Vediamo.
Cominciamo con un po’ di storia. La tecnologia Adsl a conti fatti non è nuovissima: l’Adsl forum (http://www.adsl.com), l’organismo internazionale che si occupa di armonizzarne e controllarne la diffusione, è stato fondato nel 1994, ma i veri risultati si sono visti solo alla fine del 1998. Di questo organismo fanno parte ormai più di 300 membri tra istituzioni, compagnie di telecomunicazioni, costruttori di hardware e software. Nomi del calibro di Bell, AT&T, British Telecom, Ericsson, 3com, Sun, Alcatel e Telecom Italia. Il frutto del lavoro del forum è uno standard tecnologico consolidatissimo sbarcato in Italia nella seconda metà del 1999.
Telecom non se l’è sentita di partire con offerte ad alto livello. Lo stato di deterioramento della rete telefonica nazionale non consentiva di lanciarsi immediatamente sulle alte velocità e così si è adottata una soluzione di basso profilo: 640 kbit al secondo in entrata e 128 kbit al secondo in uscita. Velocità comunque tutt’altro che disprezzabile, dato che un normale modem analogico trasferisce dati a circa 57 kbit al secondo.
Questo messaggio è arrivato forte e chiaro sui mezzi di comunicazione, e si è cominciato a leggere 640 kbit come un sinonimo di Internet ad alta velocità. Adsl sembrava la chiave per dischiudere le porte di un paradiso della comunicazione, un paradiso in cui i pacchetti IP potevano circolare liberamente rendendo possibili applicazioni e servizi fino a poco prima inimmaginabili.
Ma le cose stanno davvero così? Non esattamente. La questione di fondo è che quando si parla di Internet è difficile dare garanzie di prestazione. Tutti i principali fornitori di servizi Adsl insistono su un punto: su Internet si ragiona in termini di “best effort”. La frase va tradotta più o meno così: su Internet non possiamo garantirvi alcuna velocità di trasferimento dei dati, quindi i 640 kbit al secondo, quando si transita in rete, vanno presi come una sorta di limite ideale piuttosto che come uno standard effettivo.Che Internet sia una struttura piena di colli di bottiglia, sottoposta a continui rallentamenti, è cosa ben nota. Quello che molti non sanno, però, è che Adsl probabilmente ne creerà di nuovi. Ecco perchè. L’unico tratto in cui Adsl viaggia a una velocità effettiva di 640 kbit/secondo è dal proprio computer fino alla centralina Telecom più vicina. Da questo punto fino al provider, la velocità dipende invece dal tipo di connessione che il provider ha acquistato da Telecom stessa. Esistono al momento sei offerte: l’offerta base, la più economica per un provider, prevede l’affitto di una linea di trasmissione di 1 Mbit al secondo da suddividere tra 100 utenti; la seconda una linea di 2 Mbit/s da suddividere tra lo stesso numero di utenti e via salendo tanto di costi che di prestazioni, fino a un massimo di 40 Mbit/s.
Quello che non si dice è che probabilmente queste linee, almeno finché non sarà garantito un collegamento diretto tra i provider e le case, costituiranno una nuova ragione di rallentamento. A parere di alcuni esperti questi colli di bottiglia, tra la centralina Telecom e il provider, potrebbero essere ancora più stretti di quelli già disseminati in rete.
Suddividere una linea da 1 Mbit al secondo tra 100 utenti, anche ipotizzando che solo 10 di loro siano connessi contemporaneamente, significa consentire una velocità massima di 100 kbit al secondo, cioè poco meno del doppio della velocità di un modem comune. Quando gli utenti sono 20 o 30 utenti, il rischio è che Adsl sia addirittura più lento di un modem analogico. Inoltre: finora tutte le sperimentazioni sono state effettuate su 150-200 utenti al massimo. Cosa succederà una volta che il numero di abbonati raggiungerà una massa critica? Quanto reggerà la rete italiana e quale sarà la velocità media effettivamente raggiungibile?
Quasi tutti i provider non sembra avere preoccupazioni in merito. La ragione è fondamentalmente una: nessuno (che lo si ammetta o meno) crede che l’Adsl consentirà – così com’è commercializzato oggi – la diffusione di applicazioni e servizi innovativi. In linea teorica, infatti, un provider è perfettamente in grado di garantire a un utente una certa banda nella comunicazione con i propri server: basta che acquisti da Telecom una connessione adeguata scegliendo le offerte di fascia alta tra le sei possibili. I costi di queste connessioni, però, sono ancora troppo alti se confrontati alla media europea e addirittura stratosferici se paragonati a quelli statunitensi. Se questi costi calassero, un provider sarebbe in grado di offrire autonomamente una parte della lunga serie di servizi a banda larga che Adsl effettivamente consente.
Allo stato attuale invece l’unica certezza è che Adsl garantisce un nettissimo risparmio sulla bolletta telefonica per tutti coloro che fanno un uso assiduo e continuo della rete perché non prevede la tariffazione a scatti ma a canone annuale. Per tutti gli altri sarà meglio continuare a fare affidamento sul proprio modem analogico.





