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Quel senso atavico di appartenenza

L’appartenenza a un gruppo condiziona il comportamento umano e spinge a favorire chi fa parte dello stesso “clan”. La ricerca, condotta da Ernst Feh dell’Università di Zurigo (Svizzera) sulle tribù Wolimbka e Ngenika della Papua Nuova Guinea, è apparsa questa settimana su Nature e mostra come i trasgressori di leggi sociali condivise siano puniti con più indulgenza se chi stabilisce la penalità appartiene allo stesso gruppo. L’esperimento su individui di due tribù diverse offrirebbe un modello realistico per testare quello che gli autori definiscono “altruismo parrocchiale”, al contrario dei precedenti studi che si basavano su studenti volontari.

I ricercatori hanno ideato una serie di prove in cui un giocatore riceveva dei soldi che doveva spartire lealmente con un altro partecipante. Un terzo riceveva un ulteriore capitale e giudicava il comportamento: se il primo giocatore agiva scorrettamente, l’osservatore avrebbe potuto spendere parte dei suoi soldi per infliggergli una sanzione. In accordo con le previsioni, l’altruismo verso gli appartenenti alla propria cerchia è stato un comportamento molto diffuso e i trasgressori si aspettavano di essere puniti più lievemente se l’osservatore era della loro tribù.

Sebbene questo meccanismo sembri incoraggiare la truffa all’interno di uno stesso gruppo, gli autori indicano che la reputazione possa servire da deterrente per i comportamenti sleali. (t.m.)

 

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