Rapporto Invalsi 2018, la scuola a due velocità

Anche quando si parla di scuola, l’Italia viaggia a due velocità. Da una parte ci sono le regioni del Nord e soprattutto del Nord Est, in grado di promuovere negli studenti, in modo più o meno omogeneo, il raggiungimento dei livelli di competenze richiesti dalle Indicazioni nazionali. Dall’altra regioni come la Campania, la Calabria, la Sardegna che invece faticano a mantenere il passo. E’ il ritratto impietoso restituito dal Rapporto sulle rilevazioni nazionali 2018 presentato oggi dall’INVALSI, l’istituto nazionale per la valutazione del sistema educativo di istruzione e formazione. Una mole di dati prodotti nel corso dei mesi passati da un milione e centomila di studenti italiani della scuola primaria (seconda e quinta elementare), 570 mila studenti della scuola secondaria di primo grado (terza media) e circa 550 mila studenti della scuola secondaria di secondo grado (secondo anno di licei e istituti tecnici e professionali).

La novità di quest’anno è rappresentata dalla presenza della prova di inglese, lettura e ascolto, che si basa sul Quadro comune europeo di riferimento per la conoscenza delle lingue (QCER). Ed è proprio in questo ambito che si registrano le differenze più marcate tra le diverse aree geografiche. “Per quanto riguarda l’ultimo anno delle elementari – commenta Roberto Ricci, responsabile Area Prove dell’istituto – il quadro è abbastanza omogeneo: il 90 per cento circa dei bambini di quinta raggiunge il livello A1 nella lettura, mentre è di poco inferiore la percentuale di quelli che raggiungono il livello previsto nella prova di ascolto”. E’ vero, nell’area che comprende le regioni meridionali e le isole gli studenti che sono al di sotto del livello previsto (pre-A1) sono il 30 per cento, rispetto al 20 per cento delle regioni settentrionali e centrali, ma il gap potrebbe ancora essere colmato. Cosa che invece non avviene. Anzi, la forbice si amplia negli anni successivi. In terza media, quasi il 70 per cento degli studenti delle regioni del Sud Italia non è in grado di capire all’ascolto un testo inglese (la media nazionale in questa fascia d’età è del 43 per cento), e oltre il 40 per cento non è in grado di interpretare un testo scritto in inglese (la media nazionale è del 25 per cento circa). Raggiungono il livello A2, cioè quello previsto, oltre il 70 per cento dei ragazzi delle regioni del Nord Est, rispetto a una media nazionale del 56. “Sarebbe però ingiusto pensare alla scuola media come all’anello debole – sottolinea Ricci – perché in questi anni si manifestano in modo più marcato le differenze che si sono cominciate a sedimentare negli anni delle elementari”.

Sbaglia chi pensa che si tratti solo un problema di sapere o meno l’inglese. E’ invece un problema di equità. “Quello di equità è un concetto complesso e che può essere considerato da vari punti di vista”, si legge nel rapporto, “ma uno dei suoi aspetti è l’eguaglianza di trattamento, intesa come la capacità del sistema d’istruzione di offrire agli alunni le stesse condizioni di insegnamento-apprendimento almeno nel tronco comune dell’itinerario scolastico, che in Italia corrisponde alla scuola primaria e alla secondaria di primo grado”. E allora accade che già a partire dalla seconda elementare, nel Mezzogiorno la scuola fatichi di più a garantire uguali opportunità a tutti. La differenza dei risultati tra le scuole e tra le classi nel Sud del paese è molto più accentuata che al Centro-nord. E questo indica una tendenza maggiore a formare classi in cui si concentrano allievi più bravi e più avvantaggiati, e classi con allievi più svantaggiati o con livelli di apprendimento meno soddisfacenti. Non solo scuole di serie A e scuole di serie B, come del resto è sempre accaduto ovunque, ma classi di serie A e classi di serie B anche all’interno dello stesso istituto. Il Nord est è invece l’area in cui il sistema scolastico appare relativamente più equo in confronto al resto d’Italia: minore variabilità tra scuole e tra classi delle elementari.

Il panorama non è molto diverso se si vanno a esaminare i dati relativi alle prove di italiano e matematica di terza media. Anche in questo caso, seppure in modo meno marcato, gli studenti che raggiungono il livello 3 (su cinque livelli), considerato adeguato/sufficiente per quella fascia di età, sono in media il 66 per cento per quanto riguarda l’italiano, con di nuovo una forte variabilità tra Nord e Sud. In regioni come la Campania o la Calabria, quasi il 50 per cento degli studenti non raggiunge il livello richiesto, che comporta saper individuare informazioni fornite esplicitamente all’interno di un testo, ricostruire il significato di una parte di testo aiutandosi con elementi come la punteggiatura o le congiunzioni, cogliere strutture come titoli, capoversi, paragrafi e conoscere le strutture di base della grammatica. Per la matematica la situazione sembra anche più grave: sul territorio nazionale il 40 per cento dei ragazzi di terza media non raggiunge livelli sufficienti, ma al Sud il dato sale fino al 60 per cento, mentre buoni risultati sono quelli di Trentino, Veneto, Friuli Venezia Giulia.

Nell’istruzione superiore (licei, istituti tecnici e professionali) lo schema si ripete quasi identico: nelle prove di italiano il Nord est si posiziona sopra la media, il Sud mostra un affanno preoccupante. Nelle prove di matematica, il 70 per cento degli studenti trentini è sopra la media nazionale, oltre il 75 per cento di quelli calabresi mostra risultati inferiori alla media.

Una differenza che può essere riassunta in un’immagine: è come se, spiega ancora Ricci, un alunno trentino avesse frequentato un intero anno scolastico in più, rispetto a un calabrese. “Chi non raggiunge le competenze richieste è di fatto privato di un diritto”, conclude Anna Maria Ajello, presidente dell’Istituto di valutazione. Ma al di là delle misurazioni statistiche, sta alla politica trovare gli strumenti e le risorse per garantire l’equità agli studenti in ogni parte della penisola.

Le prove Invalsi secondo l’Invalsi (per saperne di più):

http://www.invalsi.it/invalsi/doc_evidenza/2018/Le_Prove_INVALSI_secondo_INVALSI_in_breve.pdf