Se questa è ricerca

Dal 2004 il Cnr non sarà più in grado di partecipare alle attività internazionali, compreso quel nuovo spazio di ricerca europeo (European Research Area) che è al centro del Sesto programma quadro sulla ricerca presentato la settimana scorsa a Bruxelles. È questo il segno che riassume, più di altri, lo stato di crisi del più importante centro di ricerca del nostro Paese. “Allo stato attuale, il Cnr non svolge più la funzione prevista dal suo decreto istitutivo”. Con queste parole il Presidente dell’istituto, Lucio Bianco, ha presentato oggi il Rapporto 2002 sui risultati raggiunti dall’ente. Secondo Bianco, infatti, dopo aver abbandonato settori chiave come una maggiore promozione della ricerca, la formazione dei nuovi ricercatori e il rinnovamento della strumentazione tecnico-scientifica, se le prospettive finanziarie resteranno quelle attuali (541 milioni di euro nel 2002 che scenderanno a 487 nel 2004), il Cnr sarà costretto a disimpegnarsi anche da tutte le attività internazionali in corso, compresi i progetti europei con gli altri enti di ricerca analoghi. I dati presentati oggi sono allarmanti: le pubblicazioni per ricercatore sono diminuite nel 2001 del 7,4 per cento e il bilancio dell’istituto basta appena a coprire le spese fisse, cioè gli stipendi del personale e i costi di gestione. Ma, nonostante le difficoltà finanziarie, la situazione italiana continua a essere paradossale: i risultati della ricerca pubblica del nostro Paese sono per il momento in linea con quelli dei Paesi che, com’è noto, destinano una maggiore quantità di finanziamenti alla ricerca. Mentre il settore privato italiano è ancora restio a impegnarsi direttamente nella ricerca e sviluppo e il governo esita a comunicare direttamente le proprie intenzioni. ll Viceministro alla Ricerca scientifica, Guido Possa, presente all’incontro, ha preferito non rilasciare dichiarazioni e ha sottolineato come tutte le decisioni sulla riforma del sistema della ricerca siano rimandate all’anno prossimo. (m.ba.)

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