Sì al testamento biologico

Il Comitato Nazionale di Bioetica (Cnb) ha approvato il 28 novembre scorso, quasi all’unanimità, un documento sul valore delle “Dichiarazioni anticipate di trattamento”. Riconoscendo quindi al cittadino il diritto di esprimere per iscritto o tramite un fiduciario le proprie volontà anticipate rispetto ai trattamenti sanitari a cui potrebbe essere sottoposto in caso di malattia grave. “Le diciotto pagine del documento rispondono alle quattro questioni più dibattute”, spiega Demetrio Neri, ordinario di Bioetica all’Università di Messina e coordinatore della commissione del Cnb che ha condotto la stesura del testo, “e con risvolti molto concreti nella vita quotidiana”. Fra questi quanto il “testamento biologico” debba considerarsi vincolante per i medici che lo devono attuare. Il Codice Nazionale di Deontologia medica del 1998 stabilisce già regole importanti che riconoscono l’autonomia del cittadino di decidere insieme al medico se e come essere trattato, inoltre il medico non può in alcun modo intervenire contro la volontà del paziente. “Ma ciò non è sufficiente per tutelare gli operatori da eventuali ricorsi giudiziari, occorre una legge, oltre che una cultura forte sul valore della libertà e autonomia del cittadino, soprattutto se soggetto debole, in quanto malato. Tuttavia, prosegue Demetrio Neri, “il salto di qualità implicito nel riconoscimento delle direttive anticipate è far uscire il consenso informato dalla semplice valenza di legittimazione per l’atto medico, dandogli un rilievo nuovo, ovvero farne un diritto fondamentale del cittadino europeo”.La questione più discussa e controversa all’interno dello stesso Comitato è stata quella sull’opportunità di includere o meno la sospensione dell’idratazione e della ventilazione artificiale nei trattamenti medici. Per numerosi comitati etici europei, per le associazioni di tutela e non poche società scientifiche, non si tratta di trattamenti medici. È quindi il paziente a dover decidere anche a tale proposito nella sua dichiarazione anticipata. Un punto questo che ha sollevato perplessità fra gli esponenti del mondo cattolico. Da una lato c’è chi equipara la sospensione dell’idratazione nello stato vegetativo permanente all’eutanasia, condannata dalla Chiesa cattolica. Dall’altro però personalità del mondo ecclesiastico, come Monsignor Elio Sgreccia, hanno precisato che i trattamenti vitali, come appunto l’idratazione, devono essere considerati sì cure per il paziente, ma solo finché sono valide. “Ciò significa”, commenta Neri, “che in tal caso, rientrerebbero nell’accanimento terapeutico, come ha annunciato anche un documento del Pontificio Consiglio Vaticano nel 1994 e pertanto possono essere rifiutate dal malato”. Ma non si rischia così di violare la discrezionalità del medico impedendogli di lavorare in scienza e coscienza? “Assolutamente no”, risponde Neri. “Il paragrafo 8 del documento del Cnb sulla vincolatività delle direttive anticipate, pur essendo quello più dibattuto, ha conseguito l’unanimità dei pareri e chiarisce molto la questione. I desideri espressi dal cittadino non devono essere meccanicamente eseguiti, ma devono essere rispettate le condizioni che li avevano generati. Se un cittadino sottoscrive con anticipo le proprie volontà, ma si trova a doverle far eseguire solo molto tempo dopo, è dovere del medico tener conto dell’evoluzione medica e terapeutica sopravvenuta e magari, non conosciuta dal paziente al momento della redazione della dichiarazione”. Il medico cioè ha il compito di “attualizzare” la volontà del paziente. “Non si tratta di un compromesso, ma di una garanzia per tutti”, conclude Neri.La parola passa ora al Parlamento. Il Cnb, infatti, auspica e richiama a un intervento in sede parlamentare perché si attui definitivamente la Convenzione di Oviedo (già ratificata dall’Italia nel 2001), la Carta dei diritti umani firmata a Nizza e si risolvano le ambiguità ancora oggi esistenti. “Il Comitato non è un organismo politico, ma deve poter rappresentare la complessità delle questioni, dando indicazioni e orientamenti frutto di studi seriamente condotti”, afferma Cinzia Caporale, docente di Bioetica all’ Università di Siena, membro del Comitato Nazionale di Bioetica, e direttore dell’Osservatorio di Bioetica della Fondazione Einaudi. “E’ importante che vengano rappresentate anche le posizioni di minoranza. Starà poi ai politici portare avanti la battaglia nelle sedi parlamentari”.

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