Il dilemma etico dell’effetto nocebo

L’effetto placebo è un fenomeno ampiamente studiato negli ultimi anni. Quasi assente dalla letteratura scientifica è, invece, la sua controparte negativa, l‘effetto nocebo. Ora un gruppo di ricercatori guidato da Winfried Häuser della Technical University di Monaco ha esaminato gli studi presenti su PubMed relativi a questo fenomeno, per scoprire le ricadute che potrebbe avere sulla pratica medica.

L’effetto nocebo è definito dai ricercatori, sulle pagine di Deutsches Ärzteblatt International, come la comparsa di un sintomo avverso causata da un trattamento inerte (un farmaco privo di effetto) o dall’influenza di aspettative negative rispetto a una terapia.

Una risposta del genere può avvenire, ad esempio, quando il medico informa un paziente delle possibili complicazioni di un certo trattamento, o quando si assume un farmaco di cui, ovviamente, si conoscono gli eventuali effetti collaterali. In questi casi, l’aspettativa dell’effetto avverso può creare una percezione negativa del trattamento nel paziente e innescare il rilascio di alcuni neurotrasmettitori, come la dopamina o alcuni oppioidi endogeni, di cui è stato dimostrato il coinvolgimento in risposte nocebo, come l’iperalgesia (percezione eccessiva del dolore) indotta dall’ansia.

Secondo Häuser, questo effetto rischia di mettere i medici di fronte a un serio dilemma etico. Se da un lato, infatti, sono obbligati a comunicare ai pazienti tutti i possibili effetti collaterali di una terapia, il loro compito è anche quello di minimizzare i rischi derivanti dall’intervento medico, e quindi anche di evitare di scatenare risposte nocebo influenzando involontariamente il paziente.

Per risolvere il problema, i ricercatori suggeriscono due possibili soluzioni. La prima è di prestare maggior attenzione alla comunicazione tra medico e paziente, cercando ad esempio di enfatizzare la tollerabilità delle misure terapeutiche proposte. Una soluzione alternativa, più radicale, potrebbe essere quella di richiedere al paziente il permesso di tacere completamente i possibili effetti collaterali delle terapie che gli vengono proposte.

Riferimenti: Deutsches Ärzteblatt International DOI: 10.3238/arztebl.2012.0459

Credit immagine  a Toni Blay/Flickr

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